Lotta alla clandestinità?
Razziste, inutili, incostituzionali: le norme previste dal pacchetto sicurezza in materia di immigrazione vengono sonoramente bocciate da molte realtà della società civile, associazioni che si battono per la tutela dei migranti, agenzie dell’Onu (Acnur). Ma anche da una parte del mondo cattolico.

Espulsioni più facili, introduzione del reato di immigrazione clandestina, maggior burocrazia e rigidità per ricongiungimenti familiari e per la presentazione della richiesta d’asilo, norme più restrittive per le rimesse e per i matrimoni misti: il “pacchetto sicurezza” varato il 21 maggio dalla prima seduta del Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi IV sembra più un’appendice alla Bossi Fini che un progetto ragionato per far sentire più “sicuri” gli italiani.
 
Il tema dell’immigrazione vi trova infatti molto più spazio che tutte le altre questioni: rifiuti, sicurezza sulle strade, lotta alla mafia.
 
Molte le critiche, soprattutto per quel che riguarda l’annunciata introduzione (prevista in un disegno di legge da sottoporre al Parlamento) del reato di “clandestinità”: tutte le associazioni e le realtà che lavorano a stretto contatto con i migranti (MSF, Migrantes, Acnur )si sono dette contrarie a questa decisione, che rende “colpevoli di reato” gli stranieri solo per aver messo piede sul suolo italiano. In questo modo la differenza tra clandestini e irregolari di fatto si annulla, e infatti nel pacchetto sicurezza i due termini vengono usati senza chiarire le dovute distinzioni. Prima i “non in regola”, spesso impiegati in nero (e quindi di quelli che “vengono qui per lavorare”) venivano considerati “irregolari incolpevoli”, a causa del limite imposto dai decreti flussi e dalle quote di ingresso, della precarietà del lavoro, dei lunghi periodi di attesa della burocrazia. Dei soggetti aventi diritto, quindi, spesso con i requisiti per la richiesta di asilo politico, o anche semplicemente con un lavoro, ma che per cause indipendenti dalla loro volontà, non potevano essere “regolarizzati”.
 
Ora questo panorama rischia di cambiare drasticamente: chi arriva in Italia viene immediatamente considerato reo e processabile. Come chi ha i documenti scaduti o, più semplicemente, chi non rientra nei flussi programmati. Ma, a due anni dall’indulto, le carceri italiane sono già strapiene. Forse solo gli stadi italiani sarebbero in grado di contenere le centinaia di migliaia di migranti non in regola. Ma si dovrebbe escludere a priori la prospettiva o deriva sudamericana. Il pacchetto previsto dall’esecutivo di destra resta,quindi, una proposta demagogica, un insulto giuridico e una via impraticabile economicamente. 
 
Di fronte a questo panorama l’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere ha espresso “profonda preoccupazione”, dicendosi contraria sia all’introduzione del reato di immigrazione clandestina, sia al prolungamento della permanenza nei Cpt (da 2 mesi a 18), trasformati  in Centri di  identificazione ed esplusione. Abbiamo intervistato Loris De Filippi, responsabile Missione Italia di MSF. Ascolta l’intervista.
 
Le altre misure previste dal “pacchetto” sono presentate sotto il cappello della crociata alla clandestinità, ma rischiano solo di rendere più difficile la vita ai tanti stranieri regolari o irregolari che lavorano e vivono in Italia. Come l’imposizione di un periodo di due anni di convivenza prima del matrimonio, o la restrizione dei casi di ricongiungimento familiare. O ancora la confisca degli appartamenti affittati agli irregolari, norma che renderà ancora più difficile trovare casa per gli stranieri. C’è poi la proposta di inasprire le pene previste dal Codice Penale italiano se a commettere il realto è uno straniero: la pena sarà superiore di un terzo. Una norma che viola palesemente il principio di uguaglianza giuridica.
Con il prof. Fulvio Vassallo Paleologo dell’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, nonché docente di Diritto privato, Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Palermo, abbiamo parlato di tutti questi aspetti, sviscerando tutte le contraddizioni delle nuove norme. Ascolta l’intervista.

Da segnalare anche i passi indietro per quel che riguarda il diritto all’asilo e la tutela dei rifugiati: se il governo Prodi era finalmente riuscito a colmare una vergognosa lacuna governativa adeguando le leggi italiane alle normative comunitarie, con le norme previste nel pacchetto sicurezza la situazione torna a quella prevista dalla “Bossi-Fini”. Anzi peggiora, a causa del reato di ingresso clandestino. Per capire quali possono essere i risvolti di queste nuove norme abbiamo sentito Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Ascolta l’intervista.
 
Quale spazio per i cattolici?
Nelle ultime settimane più voci del mondo cattolico si sono schierate in difesa prima dei Rom, ed ora dei diritti degli immigrati. Come la Federazione SCS/CNOS, ente dei Salesiani per il sociale, che ha preso le difese di Rom e stranieri, o come don Luigi Ciotti, che ha chiesto scusa per come i media hanno trattato la vicenda. Anche Pax Christi, movimento cattolico per la pace, è entrata nel merito del dibattito sui Rom, scrivendo una lettera anche al Presidente della repubblica Napolitano.
Tra i comboniani, se padre Alex Zanotelli ha subito preso posizione contro le recenti misure varate dal governo e contro il pesante clima razzista che si respira in Italia, sono molti i missionari che criticano l’azione del Governo. Secondo padre Giorgio Poletti, comboniano che lavora con gli stranieri a Castelvolturno (Caserta), il pacchetto sicurezza viola la Costituzione in più punti “e anche il diritto naturale dell’uomo. Come si possono incriminare delle persone per il solo fatto di essere entrate in Italia?” si chiede. “L’immigrazione è tra le principali fonti di reddito del mondo di oggi. Il loro sfruttamento è la nuova schiavitù. Gli interessi in gioco sono tanti, e non sembra che il governo voglia tutelare gli immigrati o le poche associazioni che hanno a cuore i loro diritti. E non si tratta solo dell’introduzione del reato di immigrazione, ma anche l’imposizione dei due anni di convivenza prima del matrimonio, o le innovazioni per il ricongiungimento familiare: quando sposarsi è un diritto naturale dell’uomo, lo stato non può imporre le sue regole, e i matrimoni di comodo non sono un problema di sicurezza. È una deriva democratica”
 
Ma c’è anche l’aspetto religioso: “Come annunciare il Vangelo in terra leghista?”
Se l’è chiesto, in occasione di un’assemblea diocesana, pochi giorni fa, padre Romeo Ballan superiore della Casa Madre dei comboniani “La situazione giuridica di clandestinità non è automaticamente sinonimo di criminalità”, ha affermato Ballan. “L’abbinamento è certamente possibile in alcuni casi, che però non vanno generalizzati. Sul volto e sulla pelle della grande maggioranza dei clandestini c’è soltanto il legittimo diritto di sopravvivere, loro e le loro famiglie. Possiamo noi, cristiani, religiosi, missionari, permettere, con silenzi e passività, che prevalgano solo leggi di ostracismo e di chiusura?”.
Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente Conferenza episcopale italiana, in occasione della 58ma Assemblea generale, pochi giorni fa, ha chiesto al governo di evitare la creazione di ‘quartieri ghetto’, mentre il segretario della Cei Giuseppe Betori è stato più esplicito, denunciando che ‘i flussi migratori non si fermano con il filo spinato’.