A conclusione delle indagini
Definitivamente archiviate dalla procura della repubblica di Nairobi le accuse di pedofilia a carico del missionario comboniano, direttore responsabile di Nigrizia. Una vicenda che si trascina dall’estate del 2009.

«Non c’è luogo a procedere a carico del sospettato». Queste le parole contenute in una lettera inviata il primo dicembre 2010 da Alice Ondieki, sostituto procuratore nell’ufficio del Procuratore Generale del Kenya. «Ulteriori indagini non hanno fornito alcuna prova sostanziale a sostegno dell’accusa». L’ufficio del Procuratore Generale invita quindi ad archiviare il fascicolo che conteneva le accuse di pedofilia a carico di Padre Kizito.

Il comboniano, padre Renato Kizito Sesana, dunque, è innocente anche secondo la giustizia kenyana.

A dare la notizia è Amani onlus, che collabora strettamente con padre Kizito. In un comunicato, Amani onlus sottolinea che «a rafforzare la conferma della piena innocenza di padre Kizito, nei successivi paragrafi dello stesso documento si afferma che i testimoni chiave e le presunte vittime hanno ritrattato le loro accuse. I ragazzi coinvolti hanno anche dichiarato di essere stati pagati per accusare Kizito. Il sostituto procuratore afferma ancora che la persona raffigurata nelle immagini che sono state diffuse non è padre Kizito. Non risulta chiaro chi abbia ottenuto il cd con le immagini né chi gliel’abbia fornito, perché le dichiarazioni rilasciate da accusatori e testimoni sono contraddittorie. Infine, uno dei ragazzi ha scritto una lettera di scuse a padre Kizito».

«Le conclusioni alle quali è giunta la giustizia kenyana – continua Amani – sono molto diverse da ciò che gli accusatori di padre Kizito andavano affermando nel giugno-luglio del 2009. In deposizioni giurate, dichiarazioni alla stampa e interviste con i media essi lo avevano additato come un pedofilo che nel corso degli anni aveva abusato di centinaia di bambini. Queste accuse avevano avuto ampia copertura sui media kenyani e internazionali, con un effetto devastante per la persona di Padre Kizito. I due avevano ulteriormente accusato padre Kizito di aver illegalmente architettato la loro rimozione dall’amministrazione fiduciaria della Comunità Koinonia, in ritorsione per la loro denuncia».

«Di conseguenza, il funzionamento e il sostegno dei sei centri per ragazzi di strada gestiti dalla Comunità Koinonia, di cui padre Kizito è il fondatore, sono stati pesantemente colpiti. Il futuro degli oltre 250 bambini e ragazzi direttamente sostenuti da Koinonia – e degli oltre mille beneficiari indiretti – è stato messo concretamente a rischio».

«Fortunatamente – rimarca Amani – non è mai mancato un forte sostegno internazionale, in particolare dall’Italia. Amani Onlus, infatti, e altri amici hanno sempre difeso padre Kizito, senza mai alzare i toni. In Kenya, anche la forte eco del lavoro sociale di Koinonia si è fatta sentire. Ne è stata una prova, tra le altre, la Marcia per i diritti dei bambini tenutasi a Kibera l’11 dicembre scorso, che ha visto la partecipazione di decine di comunità e organizzazioni religiose e di quasi duemila bambini».

Conclude Amani: «Considerato che le indagini, ora concluse, non hanno trovato alcun elemento fattuale a sostegno di qualsivoglia accusa, per senso di giustizia e di responsabilità, i media kenyani e internazionali che avevano a lungo citato il nome di padre Kizito in un contesto infamante e accusatorio, dovrebbero dare lo stesso rilievo alla notizia del suo definitivo proscioglimento, considerato anche il danno subito dalle comunità locali. Ogni persona ingiustamente accusata merita che le siano restituiti il rispetto e la dignità».