Le contraddizioni del Centrafrica

In fondo alla classifica dello sviluppo umano dell’Onu, Bangui ha un sottosuolo colmo di ricchezze dall’oro all’uranio al petrolio. Diamanti e legname sono le principali esportazioni.

L’estrema fragilità del paese ha ripercussioni, inevitabilmente, anche nella vita quotidiana della popolazione. Secondo gli indici di sviluppo umano dell’Onu, il 62,8% dei centrafricani vive al di sotto della soglia di povertà (1,25 dollari al giorno) e la speranza di vita è tra le più deboli in Africa subsahariana (48,4 contro una media di 51 anni). La crisi armata di fine anno ha provocato un rialzo dei prezzi delle derrate alimentari. I prezzi del cibo sono raddoppiati a Bangui. La carne bovina è difficile da trovare se non a prezzi impossibili. Un piatto di manioca, che costava 2.500 franchi Cfa prima del 10 dicembre, è passato a 4.000 anche a 4.500 Cfa in alcuni quartieri della capitale. Peggio ancora le verdure. È reale il rischio di una grave crisi alimentare.

Eppure stiamo parlando di un paese “ricco”. Con un sottosuolo gravido di oro, uranio e petrolio. Diamanti e legname sono le principali esportazioni (più del 70%). Ma questo potenziale è poco o per nulla sfruttato industrialmente. Rca è il classico esempio di stato africano dove la ricchezza di risorse naturali incentiva l’avidità dei governi e l’espansione dei traffici illeciti e non lo sviluppo. Prendiamo il settore dei diamanti: il Centrafrica è tra i maggiori produttori continentali. Diamanti di alta qualità di tipo alluvionale, che si trovano nei cumuli di sabbia, ghiaia e argilla trasportati dall’azione erosiva delle acque e depositati lungo gli argini dei fiumi. Un rapporto di International crisis group dimostra come una efficace riforma del settore possa essere in grado, da sola, di migliorare la situazione economica del paese. Invece? Invece ci sono circa 100mila minatori artigianali sparsi nel paese. Ma tra un terzo e la metà dei diamanti estratti lasciano Rca clandestinamente. Non esiste una vera industria. Le sue esportazioni sono considerate un business personale dei vari dittatori che si sono succeduti a Bangui. Lo stesso Bozizé ha mantenuto uno stretto controllo del settore.

Ora i giochi nel paese sono riaperti. Nuove attese investono il neo-premier e il suo governo. Ma l’impresa che li attende è davvero titanica

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