Il Pakistan alla conquista dei mercati bellici di Libia e Sudan
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Un nuovo protagonista che potrebbe incidere nei fragili equilibri dell’area
Il Pakistan alla conquista dei mercati bellici di Libia e Sudan
Contratti da miliardi di dollari con Bengasi e Khartoum trasformano Islamabad in esportatore di caccia e droni. Ma la vendita simultanea di armamenti alle forze di Haftar e all'esercito sudanese crea pericolosi conflitti d'interesse con sponsor regionali opposti (vedi Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita)
03 Febbraio 2026
Articolo di Giba
Tempo di lettura 6 minuti
Al centro della foto, da sinistra, il capo di stato maggiore pachistano Asim Munir e il generale libico Khalifa Haftar. Credito: The Maltese herald

Il comandante generale delle forze armate della Libia orientale, Khalifa Haftar, accompagnato dal figlio e vice Saddam Haftar, è atterrato il 2 febbraio in Pakistan per una visita ufficiale su invito delle autorità di Islamabad.

L’accoglienza riservata loro dai vertici militari pachistani non è stato un semplice protocollo diplomatico. Dietro le cerimonie ufficiali si è celato un accordo militare da oltre 4 miliardi di dollari, uno dei più importanti nella storia delle esportazioni di difesa del Pakistan.

Visita ricambiata

La visita degli Haftar a Rawalpindi segue di poche settimane quella del Capo di stato maggiore Munir a Bengasi, dove a dicembre 2025 è stato negoziato questo imponente contratto che include fino a 16 caccia multiruolo JF-17 Thunder, 12 aerei da addestramento Super Mushak e altri sistemi militari terrestri, marittimi e aerei.

Un’operazione che, secondo fonti internazionali, sarà completata nell’arco di circa due anni e mezzo e che rappresenta un punto di svolta nelle relazioni tra Islamabad e l’Esercito nazionale libico guidato dagli Haftar.

Implicazioni regionali: la Turchia e il nuovo scacchiere libico

L’impegno militare del Pakistan con l’ENL introduce una nuova dimensione nel complesso conflitto libico, che rimane diviso tra il Governo di unità nazionale di Tripoli, riconosciuto dall’ONU, e l’amministrazione orientale alleata di Haftar a Bengasi.

Per la Turchia, principale sostenitore del governo di Tripoli attraverso accordi di sicurezza ed esplorazione energetica, le aperture pakistane al campo orientale rappresentano uno sviluppo significativo.

Ankara potrebbe rivalutare la sua strategia diplomatica e militare per garantire i propri interessi nel Mediterraneo e nel Nordafrica.

Il Pakistan, tradizionalmente vissuto come partner affidabile nel mondo musulmano, rischia ora di essere percepito come un attore opportunista disposto a vendere armi a chiunque possa pagarle, indipendentemente dalle alleanze esistenti.

L’espansione pakistana: dal Maghreb al Corno d’Africa

L’accordo con la Libia non è un caso isolato. Secondo quanto rivelato da Reuters, il Pakistan si trova nelle fasi finali di un altro importante contratto: 1,5 miliardi di dollari di armamenti alle Forze armate sudanesi (SAF), attualmente impegnate in una devastante guerra civile contro le paramilitari Forze di supporto rapido (RSF).

Il pacchetto includerebbe 10 aerei da attacco leggero Karakoram-8, oltre 200 droni per missioni di ricognizione e attacco, sistemi avanzati di difesa aerea, aerei da addestramento e probabilmente alcuni caccia JF-17.

Nuova strategia di Islamabad

Questi accordi segnano una nuova fase nella strategia estera del Pakistan, che sta trasformando il suo settore della difesa da semplice fornitore di addestramento militare per gli alleati arabi e asiatici a vero e proprio esportatore di armamenti su larga scala.

L’ambizione è chiara: posizionarsi come fornitore chiave di sicurezza nel “Sud del mondo”, offrendo alternative convenienti ai sistemi occidentali senza i vincoli politici che spesso accompagnano gli acquisti dai produttori tradizionali.

Il fiore all’occhiello dell’industria militare pachistana

Al centro di questa espansione commerciale c’è il caccia JF-17 Thunder, sviluppato congiuntamente dal Pakistan Aeronautical Complex e dalla cinese Chengdu Aircraft Corporation. Con una produzione divisa al 58% in Pakistan e al 42% in Cina, questo velivolo multiruolo rappresenta il fiore all’occhiello dell’industria della difesa pakistana.

Ha un prezzo compreso tra 25 e 30 milioni di dollari per aereo, che risulta significativamente più economico rispetto ai velivoli occidentali comparabili.

Testato nel conflitto con l’India

Ma ciò che ha davvero accresciuto l’attrattiva del JF-17 sui mercati internazionali è stato il suo utilizzo nel breve ma intenso scontro militare tra Pakistan e India del maggio 2025.

Le prestazioni testate in battaglia hanno un peso maggiore del solo prezzo, e gli analisti militari concordano sul fatto che questo “battesimo del fuoco” abbia moltiplicato l’interesse per il velivolo. Anche la Nigeria risulta tra gli acquirenti del caccia.

Le contraddizioni in Sudan

L’aggressiva espansione commerciale del Pakistan nel settore della difesa presenta, però, evidenti contraddizioni che rischiano di compromettere delicati equilibri regionali.

La prima e più stridente riguarda il Sudan: mentre Islamabad chiude un contratto con gli Haftar – che sono tra gli sponsor (con gli Emirati Arabi Uniti) dei paramilitari delle RSF in Sudan – si appresta contemporaneamente a fornire armamenti alle SAF, sostenute dall’Arabia Saudita.

Pericolosa triangolazione

Una pericolosa triangolazione che rischia di mettere il Pakistan nel mezzo delle crescenti tensioni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, manifestatesi recentemente anche nello Yemen, dove Riad ha accusato Abu Dhabi di armare i separatisti del sud.

E le missioni di pace?

La seconda contraddizione riguarda il ruolo storico del Pakistan nelle missioni di pace.

Dal suo primo dispiegamento in Rd Congo nel 1960, Islamabad è diventato uno dei maggiori contributori di truppe alle operazioni ONU, particolarmente in Africa. Oltre 200mila caschi blu pakistani hanno prestato servizio in zone di conflitto africane come Rd Congo, Somalia, Darfur, Mali, Ciad, Burundi, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana.

A febbraio 2025, erano 2.803 i membri del personale pakistano in missioni di mantenimento della pace in Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Sahara Occidentale, Abyei e Rd Congo.

Come conciliare questo ruolo di peacekeeping con la vendita di armi a fazioni in conflitto?

L’Africa come mercato strategico: ambizioni e limiti

L’interesse del Pakistan per l’Africa non nasce dal nulla. Il paese ha sostenuto storicamente le battaglie anticoloniali di molte nazioni africane. Tuttavia, l’attuale impronta diplomatica rimane limitata: sono solo 20 le ambasciate in tutto il continente africano e, nonostante la Politica Look Africa lanciata nel 2017, il commercio bilaterale resta modesto, oscillando tra 4,18 e 6,34 miliardi di dollari negli ultimi sei anni.

Anche l’impegno politico necessita di essere rivitalizzato: l’ultima visita di un capo di stato pakistano in Africa risale al 2014, in Nigeria.

Eppure Islamabad sta accelerando. Nel settembre 2025 una delegazione del Global Industrial & Defence Solutions (GIDS) ha visitato la Nigeria per discutere la produzione congiunta di droni, munizioni e missili.

A dicembre 2025, il Pakistan ha firmato un Memorandum d’intesa con l’Organizzazione araba egiziana per l’industrializzazione durante l’Egypt Defence Expo.

Cooperazione Sud-Sud

Questa tendenza verso la cooperazione “Sud-Sud” riflette una crescente preferenza tra le nazioni africane e mediorientali per equipaggiamenti che comportano meno vincoli politici e costi inferiori rispetto ai produttori occidentali.

Per il Pakistan, alle prese con un programma del Fondo monetario internazionale da 7 miliardi di dollari, le esportazioni militari rappresentano un’ancora di salvezza economica capace di generare valuta estera e consolidare partenariati strategici.

L’accordo saudita come pilastro

Ad ancorare il cambiamento nell’influenza militare del Pakistan nel mondo arabo c’è l’Accordo strategico di mutua difesa (SMDA) firmato con l’Arabia Saudita nel settembre scorso, poche settimane dopo che Israele aveva bombardato il Qatar, scatenando preoccupazioni regionali sulla possibilità di fidarsi degli Stati Uniti come fornitore di sicurezza.

Questo patto ha aperto la porta a una serie di accordi che potrebbero trasformare il Pakistan in un fornitore chiave di sicurezza con la capacità di far pendere la bilancia in conflitti delicati.

Un nuovo attore regionale

Islamabad sta chiaramente cercando di trasformare il suo settore della difesa in un catalizzatore per la stabilità economica a lungo termine, sfruttando le capacità dimostrate nei recenti conflitti regionali.

Gli accordi con Libia e Sudan, sommati alle trattative con Arabia Saudita, Egitto e Nigeria, dimostrano una strategia aggressiva di espansione commerciale nel mercato degli armamenti.

Tuttavia, le divisioni all’interno del mondo arabo significano che Islamabad dovrà procedere con estrema cautela o rischia di bruciare i ponti con partner importanti. Vendere gli stessi sistemi d’arma a parti opposte in conflitti regionali interconnessi è una strategia pericolosa che potrebbe ritorcersi contro il Pakistan.

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