Vaticano

All’udienza generale di ieri in Vaticano, papa Francesco ha condannato la violenza contro i cristiani in Nigeria e nella Repubblica Centrafricana.
Il riferimento è alle recenti violenze contro i cristiani in Centrafrica e ad un attacco avvenuto il 6 agosto contro un gruppo di fedeli durante la messa domenicale in una chiesa cattolica vicino alla città di Onitsha, nella Nigeria meridionale. Uomini armati hanno aperto il fuoco sui civili in preghiera, uccidendo almeno 13 persone e ferendone 26.

Il pontefice ha aggiunto che spera che cessino tutte le forme di violenza e di odio, soprattutto quelle perpetrate nei confronti di fedeli che si riuniscono per pregare.

L’invocazione di Francesco si unisce a quella, ancor più dura, della Piattaforma delle confessioni religiose del Centrafrica che la scorsa settimana, per voce dell’imam Oumar Kobine Layama, ha ribadito ancora una volta che la crisi nel paese non è religiosa ma politica. “Chiedo a coloro che sono coinvolti nelle violenze di non dare l’occasione a chi, per ragioni politiche e di interesse personale, sostiene che la crisi è religiosa” ha detto Kobine. L’imam ha chiesto a tutti di “deporre le armi in nome di Dio e nell’interesse del paese”, annunciando una visita dei membri della piattaforma religiosa – di cui fanno parte anche l’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, e il presidente dell’Alleanza evangelica centrafricana, Nicolas Guerekoyame – alle zone di conflitto.

Diverse aree della Repubblica Centrafricana sono in preda a crescenti violenze etniche negli ultimi mesi, causate da diversi gruppi armati che continuano a ricevere armi e munizioni dai paesi vicini – Congo e Repubblica democratica del Congo – per ottenere o mantenere il controllo delle zone minerarie ricche di oro e diamanti, come denunciano da tempo numerosi rapporti rimasti, finora, inascoltati. (Africa News / Fides)