Papa Leone XIV è giunto oggi, 15 aprile, in Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa iniziato in Algeria e che proseguirà poi in Angola (il 18, 19 e 20) e Guinea Equatoriale (dal 21 al 23).
La sua prima visita officiale a Yaoundé sarà al palazzo presidenziale dove sarà ricevuto dal più anziano capo di stato al mondo, il 93enne Paul Biya, al potere ininterrottamente dal 1982 e riconfermato per un ottavo mandato lo scorso ottobre.
Più tardi incontrerà privatamente i vescovi del Camerun nella sede della Conferenza episcopale.
Ma la tappa più ricca di significato sarà il domani, quando Prevost è atteso a Bamenda, capoluogo del Nordovest, una delle due regioni anglofone protagoniste di un decennale conflitto indipendentista scoppiato sul finire del 2016. Regioni che la guerriglia ha ribattezzato con il nome di Repubblica di Ambazonia.
Le radici del conflitto
Il Camerun, colonia tedesca nell’Africa centro-occidentale, dopo la sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale venne diviso in due parti sotto mandato della Società delle Nazioni, con la Francia che amministrava la parte orientale più vasta (80% del territorio totale) e la Gran Bretagna che governava le due regioni occidentali di Nordovest e Sudovest (20%), al confine con la Nigeria meridionale.
La divisione linguistica fin dall’inizio diede origine a una disputa che provocò istanze secessioniste da far risalire, per l’appunto, agli anni del colonialismo e del post-colonialismo. Nel 1961, dopo l’indipendenza, in seguito a un referendum organizzato dalle Nazioni Unite, un processo piuttosto complesso condusse alla nascita della Repubblica federale del Camerun, composta da due stati federati: il Camerun occidentale anglofono e il Camerun orientale francofono.
Fino al 1972, il governo francofono di Yaoundé lasciò una certa autonomia alla popolazione di lingua inglese, ma allorché Nigeria, Gabon e Congo cominciarono a estrarre e produrre petrolio, il governo scoprì che anche il sottosuolo del Camerun ne possedeva in quantità, con il maggiore giacimento individuato al largo delle coste anglofone.
Il governo organizzò pertanto, nel maggio del 1972, un referendum su tutto il territorio, in cui ai cittadini veniva chiesto se volevano abbandonare il sistema federale a favore di un esecutivo unito e centralizzato. Il risultato fu evidentemente a favore della maggioranza francofona, a detrimento dell’autonomia e dell’autodeterminazione del Camerun anglofono che assistette al trasferimento di tutti i suoi archivi e documentazioni a Yaoundé, le cui autorità imposero un oppressivo stato di polizia su tutto il territorio anglofono.
Una politica repressiva accentuatasi quando il governo centrale iniziò a inviare professori di lingua francese nelle scuole anglofone, così come avvocati e magistrati francofoni per gestire i tribunali anglofoni.
Da qui sorse la reazione di insegnanti e uomini di legge che sul finire del 2016 diedero vita a una serie di scioperi e di proteste pacifiche contro la progressiva francofonizzazione dei sistemi legali ed educativi delle due regioni. Manifestazioni che vennero peraltro disperse violentemente dalle forze di sicurezza con morti, feriti e centinaia di arresti.
Il movimento separatista anglofono
La battaglia fu cavalcata a partire dai mesi successivi dagli attuali gruppi separatisti che fino ad oggi hanno combattuto, alle volte anche con conflitti interni, per la creazione di nuovo stato indipendente, la Repubblica di Ambazonia, nell’area occidentale del paese.
Non un movimento compatto, ma una serie di gruppi ancora oggi divisi in fazioni, in concorrenza tra loro per la leadership. Basti pensare che le diverse milizie armate, conosciute localmente come “amba boys”, sono suddivise in decine di gruppi spesso in competizione.
A patire le più gravi conseguenze di dieci anni di conflitto armato nelle regioni anglofone, degenerato in un farwest di bande criminali, è stata la popolazione, schiacciata tra le violenze delle milizie e quelle dell’esercito camerunese, vittima di uccisioni arbitrarie, sequestri di persona e distruzione di proprietà private e pubbliche che non hanno risparmiato nemmeno la Chiesa locale.
L’impegno dei vescovi
In questo scenario, che rivela una condizione di instabilità permanente, spesso denunciata e discussa anche nell’ambito della Chiesa cattolica camerunese e della Conferenza episcopale che cerca di mediare tra le parti, va vista la visita di papa Leone, che intende certamente esortare tutti, in linea con i vescovi, a promuovere un clima di pacificazione e a perseguire i valori di unità, giustizia e pace.
Ancor più dopo le elezioni di ottobre 2025, nelle quali l’anziano presidente Biya ha prevalso, non senza accuse di brogli e episodi di corruzione.