Chiesa e Missione
Lele Ramin, 35 anni dopo
Passione straripante
In memoria dei 35 anni dal martirio di padre Ezechiele Ramin, Nigrizia scrive all’amico e fratello “Lele”. Per lasciarsi contagiare dal suo coraggio, nel solco della stessa missione. A raccontare le sue ultime ore di vita è suor Antonietta Papa, superiora generale delle Figlie di Maria Missionarie
24 Luglio 2020
Articolo di Filippo Ivardi Ganapini e Massimo Ramundo
Tempo di lettura 2 minuti
Lele Ramin

Lele, con te Dio è passato in Amazzonia. Molto prima del Sinodo e di Francesco a Roma. Per preparare la strada di una chiesa dal volto indigeno che traduce il Vangelo nell’oggi, con i tratti dell’ecologia integrale. Come il Rio delle Amazzoni collega tutti i suoi affluenti, così le acque della Parola convergono verso il sogno della casa comune.

Lele, ti sei fatto fratello dei popoli originari che Dio ti ha mostrato nel cammino. Te ne sei innamorato come l’uomo di Galilea che cammina per le periferie del suo tempo e sulle strade del mondo oggi per ridestare passione, potenzialità e speranza. Sei passato visitando, prendendo a cuore persone, comunità, lotte.

Lele, hai aperto le braccia per accogliere chi non ce la faceva più, chi viveva sotto il peso dell’oppressione: scacciato dalla sua terra, umiliato, minacciato. Hai dato la tua risposta di tenerezza dentro un sistema di violenza e di morte.

Lele, hai sognato e ti sei speso fino in fondo per quello in cui credevi. Di fronte ad una chiesa timida, né fredda né calda, sempre troppo prudente tu sei stato il coraggio fatto persona, l’audacia fatta popolo. Non hai più pensato a te, ti sei fatto pane spezzato e vino versato. Traduzione impeccabile di un eucarestia del quotidiano. Di chi rischia per amore incontenibile. Senza se e senza ma.

Lele, hai messo una pietra miliare sulla strada della missione. La pietra che collega Vangelo e liberazione, scartati e costruzione di dignità, annuncio e causa comune con le lotte, sogni e speranze di un popolo

Lele, ora tocca a noi. Essere il volto di Dio sulle strade del mondo oggi perché siamo nella stessa barca verso un umanità plurale. Per questo ci serve assumere anche i tratti del tuo volto: sorriso, determinazione, tenerezza, passione. Ma anche quella tua forza nelle gambe che ci fa camminare con una fiducia che crea, come l’inverno, la primavera.

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