Il rapporto di Amnesty
Nel 2015 sono state messe a morte più persone che in qualsiasi altro anno dell'ultimo quarto di secolo. Lo rivela il rapporto annuale di Amnesty International. I tre principali boia nel mondo sono Arabia Saudita, Pakistan e Iran che hanno compiuto da soli l’89% delle esecuzioni. Nel continente africano le condanne sono fortemente diminuite mentre le esecuzioni restano stabili.

Dal Rapporto sulla pena di morte 2015, reso noto ieri da Amnesty International, emerge un preoccupante aumento delle esecuzioni capitali nel mondo: ben 54% in più rispetto al 2014. Almeno 1.634 persone sono state mandate a morte, 573 in più rispetto all’anno precedente. Il quadro è ancora più fosco perché bisogna tener conto che i dati sono incompleti; in particolare mancano quelli sulle esecuzioni in Cina, poiché sono considerate segreto di stato, mentre Amnesty considera la Cina il maggior esecutore del mondo.
La stragrande maggioranza delle esecuzioni (89%) è avvenuta in tre soli paesi: Arabia Saudita (+ 76% in un anno), Iran e Pakistan. Ad attenuare in parte questo quadro vi è il fatto che nel 2015 le sentenze di condanna a morte sono diminuite, ma Amnesty stessa si chiede se non sia dovuto alle difficoltà a raccogliere i dati ufficiali. Alla fine del 2015 almeno 20.292 persone nel mondo erano in attesa nei bracci della morte. 

Nel continente africano
In Africa, ci sono stati sviluppi sia positivi che negativi: il numero delle condanne a morte è profondamente sceso, da 909 nel 2014 a 443 nel 2015, soprattutto grazie a una riduzione in Nigeria.
Cinque dei 54 stati dell’Unione Africana hanno eseguito condanne a morte. Le più numerose sono state in Somalia (25) ma Amnesty stima il dato come incompleto, come quelle in Egitto (almeno 22) e in Sud Sudan (almeno 5). In Ciad le esecuzioni sono state 10, dopo una pausa durata una dozzina d’anni, in Sudan 3.
In Algeria, Tunisia ed Egitto la pena di morte è utilizzata per crimini legati a terrorismo. Tutte le 10 esecuzioni in Ciad sono state nei confronti del gruppo di Boko Haram, e il paese ha adottato una nuova legge contro il terrorismo che prevede la pena capitale, come del resto la Tunisia lo scorso luglio.
Condanne a morte sono state pronunciate nel 2015 da tribunali di ben 26 paesi africani. Il record assoluto appartiene all’Egitto (almeno 538 condanne) seguito dalla Nigeria (171) e dall’Algeria (oltre 62). Le condanne sono pronunciate molto spesso sulla base di sentenze al termine di processi dove le garanzie per la difesa non raggiungono standard accettabili, è il caso soprattutto dell’Egitto e della Libia. In alcuni casi le sentenze contro i civili sono pronunciate da tribunali militari, come in Egitto e Repubblica Democratica del Congo.

Controtendenza
Tra gli sviluppi positivi del 2015 ci sono i casi del Madagascar e del Congo, entrambi hanno approvato una legge che abolisce la pena di morte. Iniziative legislative abolizioniste sono in corso in alcuni paesi africani come il Burkina Faso, Guinea e Kenya. In seno all’Unione Africana l’iniziativa volta ad approvare un Protocollo aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli relativo all’abolizione della pena di morte ha avuto per il momento una battuta di arresto alla fine dell’anno.