Nel 2025 le esecuzioni nel mondo sono state 2.707, il numero più alto registrato dal 1981. A dirlo è il nuovo rapporto di Amnesty International sull’uso della pena di morte nel pianeta, presentato il 18 maggio.
Rispetto al 2024 il numero di persone mandate al patibolo è aumentato del 78%, incremento che però è da rivedere al rialzo considerato che nel suo censimento la ONG non ha potuto tenere traccia delle migliaia di esecuzioni che continuano a verificarsi in Cina, stato che si conferma al primo posto, seguito da Iran (2.159 esecuzioni) e Arabia Saudita (356). In quest’ultimo paese anche 200 cittadini etiopici sono in attesa di essere giustiziati.
I paesi africani che continuano a prevedere la pena di morte nei loro ordinamenti giuridici anche per reati ordinari sono Botswana, Comore, Egitto, Etiopia, Gambia, Lesotho, Libia, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Uganda.
Egitto, Somalia e Sud Sudan sono gli unici paesi del continente in cui nel 2025 ci sono state esecuzioni.
Nordafrica
Nel 2025 in Egitto le esecuzioni sono quasi raddoppiate rispetto al 2024, passando da 13 a 23, mentre le condanne sono aumentate di oltre un terzo, da 365 a 492. Tra le accuse mosse maggiormente agli imputati c’è stata quella di aver commesso reati legati al terrorismo.
In Libia, dove l’ultima esecuzione tracciata da Amnesty International risale al 2010 ma dove dalla guerra civile iniziata nel 2011 le uccisioni sommarie sono state per anni all’ordine del giorno, sono state inflitte almeno 13 condanne a morte di cui 9 per omicidio, 3 per stupro e omicidio e 1 per traffico di droga.
In Tunisia ha fatto discutere il caso di Saber Ben Chouchane, prima condannato a morte per tentato rovesciamento dello stato in quanto aveva criticato sui social il presidente Kais Saied, poi graziato dallo stesso presidente, costretto a un passo indietro dall’indignazione dell’opinione pubblica internazionale.
In Algeria (11 condanne a morte nel 2025) con la modifica della legge sul controllo degli stupefacenti è stato allargato il campo di applicazione della pena di morte a diversi crimini legati alla droga che vanno dall’uso e dalla vendita in prossimità di istituti scolastici alla vendita a minori, a persone con disabilità o in cura per tossicodipendenza.
Africa subsahariana
A sud del Sahara nel 2025 esecuzioni sono state compiute solo in Somalia (17, 94% dei casi) e Sud Sudan (1), paesi in cui, al pari di Repubblica democratica del Congo, Nigeria e Sudan, continuano a crescere le condanne a morte.
Il numero di esecuzioni nella regione è sceso rispetto al 2024 del 47%, passando da 34 a 18 nel 2025. In aumento sono invece le condanne con un +74% (da 443 a 771), oltre la metà delle quali emesse in Repubblica democratica del Congo.
Questo incremento è dovuto alla recrudescenza degli scontri armati nell’est del paese, con il maggior numero di condanne inflitte dai tribunali militari a soldati e ufficiali di vario grado. Altri aumenti di condanne sensibili si sono registrati in Nigeria (da 186 a 243) e Sudan (da 30 a 87).
Segnali positivi
Segnali positivi arrivano dal Gambia dove la pena di morte è stata abolita per i reati di omicidio, tradimento e altri crimini contro lo stato, ora puniti con pene detentive. Con la mancata approvazione di una nuova Costituzione in sostituzione del testo attuale datato 1997, l’esecuzione capitale non è però ancora scomparsa del tutto dalla Carta del paese.
In Liberia e Nigeria nel 2025 sono state presentate proposte di legge abolizioniste.
In Nigeria, in particolare, nel marzo dello scorso anno uno storico disegno di legge per l’abolizione della pena aveva superato la seconda lettura alla Camera dei rappresentanti, passaggio che in seguito è stato però revocato.
Un altro disegno di legge che propone l’ergastolo al posto dell’esecuzione per specifiche categorie come le donne in gravidanza, è al momento in attesa di approvazione da parte dell’Assemblea Nazionale. In parallelo, però, nel paese è stato anche presentato al Senato un disegno di legge per modificare il Terrorism Prevention and Prohibition Act del 2013 e classificare reati come il rapimento e la presa di ostaggi come atti di terrorismo punibili con la pena di morte.
In Zimbabwe, a seguito dell’abolizione della pena di morte per i reati ordinari avvenuta nel 2024, lo scorso anno tutte le condanne sono state commutate in pene alternative. Provvedimenti di grazia e commutazioni ci sono stati anche in Botswana, Ghana, Kenya e Repubblica democratica del Congo.
Passi indietro
In altri paesi africani si sta invece discutendo la possibilità di reintrodurre la pena di morte o ampliarne la sfera di applicazione. È il caso del Burkina Faso, dove il governo guidato dal settembre 2022 dal militare golpista Ibrahim Traoré ha ripristinato la pena capitale per i reati di alto tradimento, terrorismo e atti di spionaggio, motivando la decisione con la necessità di proteggere la sicurezza pubblica.
In Ciad è stata istituita una commissione incaricata di valutare la possibilità di reintrodurre la pena di morte. Una mossa arrivata, anche in questo caso, in un clima di repressione sempre più accentuato nel paese.
A testimonianza del fatto che in Africa, così come in altri continenti e regioni del pianeta, i governi autoritari continuano ad agitare la minaccia della pena capitale per generare terrore nella popolazione e soffocare sul nascere ogni forma di dissenso.