Apsa 2 / I quattro pilastri

Una forza d’intervento rapido, un dispositivo di raccolta d’informazioni, cinque saggi, un fondo spese. Ecco come si articola l’Architettura africana di pace e sicurezza.

Il protocollo del 2002 dell’Unione africana istituisce altri quattro pilastri dell’Architettura africana di pace e sicurezza (Apsa): il Gruppo di saggi, il Sistema continentale di early-warning, la Forza permanente di intervento rapido (standby force) e il Fondo per la pace. Esso inoltre precisa che l’Apsa deve raccordarsi e operare in sinergia con le comunità economiche regionali operanti in Africa, che dovranno pertanto dotarsi di strutture analoghe a quelle dell’Ua per potersi interfacciare efficacemente con quest’ultima e integrarsi nell’Apsa. Anche le componenti di pace e sicurezza delle varie comunità regionali costituiscono quindi un “pilastro” dell’Apsa. Nel 2004, infine, l’Ua adotta la Politica di sicurezza e difesa comune africana.

 

Il Gruppo di saggi

Il Gruppo è formato da cinque personalità di riconosciuta autorevolezza, con funzioni consultive nei riguardi del Consiglio di pace e sicurezza e del presidente della Commissione africana. Al gruppo possono essere inoltre affidati compiti di diplomazia preventiva; esso può inoltre intraprendere azioni soprattutto in materia di prevenzione dei conflitti. È attualmente composto da Salim Ahmed Salim (Tanzania), Mary Chinery Hesse (Ghana); Kenneth Kaunda (Zambia) e Marie Madeleine Kalala-Ngoy (Rd Congo). Il quinto componente, l’ex capo di stato algerino Ahmed Ben Bella, è deceduto alla fine del 2012. Dal 2010 il Gruppo si interfaccia regolarmente con altri organismi simili creati all’interno di alcune delle comunità regionali.

 

Il sistema continentale di early-warning

Il sistema si articola in una struttura centrale, presso la Commissione dell’Ua ad Addis Abeba, e in meccanismi regionali di prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti operanti presso le diverse comunità regionali e collegati alla “situation room” di Addis Abeba. Il sistema ha la funzione di raccogliere e analizzare dati e informazioni utili per trattare e gestire situazioni di crisi già esistenti e anticipare l’emergere di conflitti violenti. Quanto elaborato dal sistema viene utilizzato per fornire assistenza alla Commissione dell’Ua e al Consiglio di pace e sicurezza. Il sistema istituisce collaborazioni con altre organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, Agenzie specializzate, Unione europea, ecc.), nonché con centri di ricerca e ong, e può utilizzare ogni fonte disponibile.

Le informazioni così raccolte sono fondamentali non solo per la trattazione delle crisi a livello politico-diplomatico, ma anche per le operazioni sul terreno. Purtroppo, come noto, la qualità delle informazioni di dominio pubblico disponibili per molte realtà africane è piuttosto scadente: media controllati dal governo, barriere culturali e linguistiche, scarso sviluppo delle comunicazioni, una società civile poco articolata. (…)

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