Tunisia / Costruire la democrazia
Quattro anni dopo la cacciata di Ben Ali, il paese è ancora alla ricerca di un proprio assetto. Le urne hanno premiato il partito “laico” Nidaa Tounes (che dovrebbe esprimere anche il presidente) e penalizzato gli islamisti di Ennahda. Si va verso un governo di coalizione.

Nel dicembre 2010 scoppiò una grande rivolta popolare in Tunisia che, il 14 gennaio 2011, portò alla caduta del presidente Ben Ali, il quale, dopo 23 anni di dittatura, fu costretto a fuggire in Arabia Saudita, dove tutt’oggi vive indisturbato. Da allora il paese è alle prese con una fase di transizione post rivoluzionaria lunga e complicata, per rifondare lo stato (di diritto) e le sue istituzioni, mettere in moto un sistema di giustizia sociale e rilanciare una sana economia che dia vantaggi all’intera popolazione.

A distanza di quattro anni, la Tunisia, a differenza di altri paesi arabi travolti dalla cosiddetta “primavera araba”, è in cammino verso la democrazia, orizzonte ancora lontano. Il cammino è tortuoso e pieno di insidie a causa di svariati fattori: l’inesperienza della nuova classe politica, cresciuta in una cultura fortemente totalitaria; una situazione economica disastrata; un caos postrivoluzionario che ha generato molta insicurezza e favorito il diffondersi del fenomeno del terrorismo salafita jihadista e gli attentati mortali contro uomini politici e di stato. A rallentare la fase di transizione ha contribuito anche la grave crisi politica, sociale e di sicurezza in Libia, Egitto e Siria, oltre alla pesante ingerenza politica negli affari interni del paese da parte di alcuni paesi arabi del Golfo.

Tuttavia, nonostante la situazione interna e quella regionale siano ancora oggi sfavorevoli, la Tunisia non demorde e va avanti. Nell’ottobre 2011 i tunisini hanno votato per l’Assemblea costituente. E nel gennaio 2014, dopo una travagliata crisi politica, la nazione si è dotata di una nuova costituzione, approvata a maggioranza, che riduce al minimo la possibilità che il potere si concentri nelle mani di un solo partito, come accadeva con il Raggruppamento costituzionale democratico di Ben Ali.

Dopo le elezioni del 2011, il partito Ennahda – ramo tunisino del movimento dei Fratelli musulmani (Fm) – in una coalizione con il Congresso per la Repubblica del presidente El Marzouki e il partito Ettakattol, chiamata Troika, ha governato malamente il paese per due anni. E, dopo la grave crisi politica dell’autunno 2013, il partito islamista ha ceduto il timone a un governo tecnico affidato a Mehdi ben Gemma, che ha guidato la Tunisia verso le elezioni legislative del 26 ottobre scorso e quella presidenziale del 23 novembre 2014. (…)

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