Sudan / Rapporto Global Witness
Il governo di Omar el-Bashir non la racconta giusta nei rapporti ufficiali sulle entrate petrolifere. E invece di dividerle equamente con il Sud Sudan, se ne trattiene un 10% in più del dovuto. Lo denuncia Global Witness, che quantifica il broglio in 600 milioni di dollari.

I rapporti ufficiali relativi alle entrate petrolifere del Sudan, gestiti e pubblicati dal governo di Khartoum, non corrispondono alla realtà. Al punto da indurre l’organizzazione non governativa britannica Global Witness a ritenere che il governo di Omar el-Bashir abbia privato il governo del Sud Sudan di alcune centinaia di milioni di dollari. Cifre che Global Witness ha messo nero su bianco.

Secondo l’Accordo globale di pace, siglato a Nairobi nel 2005, le risorse petrolifere (situate per lo più nel sud) dovrebbero essere divise a metà: 50% al governo di Khartoum e 50% al governo del Sud Sudan, che risiede a Juba.

Il presidente Omar El Bashir giura che il suo governo non è mai venuto meno a questa clausola. Ma Global Witness ha scoperto che le cifre pubblicate nei rapporti del ministero della finanze di Khartoum sono inferiori di quelle rese pubbliche dalla China National Operation Corporation (Cnpc), la compagnia che estrae greggio nei campi petroliferi sudanesi.

Fino a questo momento, non s’è trovato nessuno al ministero sudanese delle finanze o a quello delle energia e delle miniere disposto a commentare quanto rivelato dall’ong britannica, impegnata nella risoluzione dei conflitti e nella denuncia di atti di corruzioni connessi con le risorse naturali.
Secondo Rosie Sharpe, di Global Witness, «le discrepanze variano da pozzo a pozzo, ma, in media, si è nell’ordine del 10% in meno, a svantaggio del Sud Sudan». Calcolando i quasi quattro anni trascorsi dall’Accordo di pace, «si può ben dire che il governo di Juba è in credito nei confronti del governo centrale di Khartoum di 600 milioni di dollari».