Piantedosi in Kenya rafforza l’intesa su migrazioni e sicurezza
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La visita del ministro dell'Interno a Nairobi nell’ambito del piano d’azione triennale legato al Piano Mattei
Piantedosi in Kenya rafforza l’intesa su migrazioni e sicurezza
Previsto, tra l’altro, il rafforzamento della collaborazione tra le forze di polizia nel contrasto di crimini transnazionali e canali di ingresso in Italia per lavoro e formazione di giovani kenyani
03 Luglio 2026
Articolo di Bruna Sironi, da Nairobi
Tempo di lettura 3 minuti
Piantedosi con il primo ministro e ministro degli Esteri del Kenya Musalia Mudavadi (Credit: Ministero dell'Interno/CC BY 4.0)

Si susseguono gli incontri tra il governo italiano e quello kenyano.

Dal gennaio del 2024 le visite ufficiali di ministri e sottosegretari di vari dicasteri sono state una decina, a testimonianza che i rapporti diplomatici ed economici tra i due paesi sono in rapido sviluppo, mentre si rafforza il ruolo del Kenya come paese di riferimento per le politiche italiane nell’Africa orientale e nel continente in generale.

Nei giorni scorsi è stato in missione a Nairobi il ministro degli Interni Matteo Piantedosi che ha incontrato il suo omologo kenyano Kipchumba Murkomen e il primo ministro Musalia Mudavadi, che ha anche l’incarico di ministro degli Esteri.

Gli incontri hanno riguardato il rafforzamento della collaborazione nei campi della sicurezza e della gestione dei flussi migratori.

Per quanto riguarda la sicurezza, Piantedosi e Murkomen hanno firmato un Memorandum d’intesa che dovrebbe portare ad un accordo di cooperazione nella prevenzione e nel contrasto di crimini transnazionali, quali il terrorismo, il narcotraffico e il traffico di esseri umani. È stato anche previsto il rafforzamento della collaborazione operativa tra le forze di polizia dei due paesi nei campi che saranno inclusi negli accordi.

Con Mudavadi, invece, Piantedosi ha parlato di mobilità e migrazioni. Interessante notare che l’Italia non riceve un flusso significativo di migranti kenyani, né regolari e neppure irregolari. Dunque non si capisce quale sia la rilevanza di affrontare temi come la gestione ordinata dei flussi e i rimpatri. A meno che il nostro ministro non abbia discusso anche delle nuove politiche europee nel settore, intestandosi il “merito”, si fa per dire ovviamente, di averle ispirate.

I due avrebbero parlato anche di mobilità, con l’impegno a sviluppare “canali di ingresso legali”, si legge nel comunicato pubblicato sul sito del ministero. Mentre su altre fonti si parla di aperture di canali di lavoro e formazione per i giovani kenyani. Forse sul modello dei Bilateral Labour Agreements (BLAs) già stipulati con altri paesi, come Germania, Qatar, Regno Unito, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Austria.

Accordi che puntano a garantire i diritti dei lavoratori kenyani nei paesi firmatari. Ma non mancano di punti critici. Il primo è il drenaggio della forza lavoro più giovane e formata – che dovrebbe essere ingaggiata per lo sviluppo del suo paese – a vantaggio di paesi terzi.

La visita del ministro Piantedosi in Kenya fa seguito a quella di stato del presidente kenyano William Ruto in Italia, alla fine di aprile. Nei tre giorni di permanenza, ha incontrato il presidente Sergio Mattarella e la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Nell’occasione “sono stati firmati accordi strategici nei campi della giustizia, della difesa e della cooperazione” dice il comunicato dell’Ambasciata Italiana a Nairobi.

Inoltre è stato adottato un piano d’azione triennale nel contesto del Piano Mattei per l’Africa e si è tenuto un business forum Italia-Kenya, con la partecipazione di oltre 200 aziende.

Un rapporto indubbiamente in crescita in cui il Kenya viene definito dal ministro Piantedosi come “paese strategico” per l’Italia in Africa.

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