Primo marzo di mobilitazioni
Buona partecipazione allo sciopero di ieri per i diritti dei migranti e per cambiarla legge sull’immigrazione. Ma Cgil-Cisl-Uil guardano altrove.

Al suo secondo appuntamento, il Primo Marzo dello sciopero migrante ha dimostrato una buona maturità, con rivendicazioni chiare e puntuali. È Bologna la capofila delle piazze italiane con una partecipazione stimata dagli organizzatori di 8000 persone. Molti gli studenti: proprio quelle seconde generazioni che, finiti gli studi, senza un’occupazione rischierebbero di diventare dei clandestini.

Maltempo diffuso non ha permesso di raggiungere i risultati quantitativi del 2010 (300mila manifestanti), ma Stefania Ragusa del comitato Primo Marzo è soddisfatta della qualità della partecipazione. Uno sciopero vero e proprio con adesione del 90% dei lavoratori stranieri in alcune fabbriche metalmeccaniche emiliane.

Sciopero quindi da non ridurre a festa di piazza ma diritto del lavoratore prima che del sindacato. E a questo riguardo va detto che i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil non hanno appoggiato la manifestazione e negato l’uso stesso della parola sciopero. Con ogni evidenza non hanno accettato che altri avessero organizzato la mobilitazione.

A Firenze i primi risultati della mobilitazione di un migliaio di persone sono la disponibilità dell’amministrazione locale ad affrontare il problema delle residenze, una delle rivendicazioni più sentite della giornata. A Verona i migranti in sciopero raccontano la difficoltà di un lavoro che non nobilita: sei euro all’ora in cooperative da cui si sentono sfruttati, senza alcuna possibilità di veder riconosciuti i propri diritti. «Ti chiamano quando c’è lavoro, ma se ti lamenti non ti chiamano più»: nella sostanza un licenziamento, una situazione ad oggi non è tutelata adeguatamente. Boubacar non capisce proprio perché lo straniero che perde il lavoro diventa automaticamente irregolare pur vivendo da anni in Italia e versando i contributi come i lavoratori italiani.

Il corteo di Roma, che si è visto negare all’ultimo momento piazza Navona, ha sottolineato la vicinanza alle rivoluzioni nordafricane con una manifestazione colorata che ha raggiunto l’Esquilino. E che non ha risparmiato critiche alle troppe ipocrisia politiche dell’Occidente.

Il Primo Marzo chiede risposte a una politica sull’immigrazione spesso contraddittoria e una soluzione a situazioni paradossali come la sanatoria-truffa contro cui hanno manifestato alcuni migranti, occupando la basilica del Santo a Padova.

Intanto, segnali positivi arrivano dalla Consulta che, nella sentenza 61 del 26 febbraio scorso, dichiara lo straniero anche privo di permesso di soggiorno detentore di un nucleo irriducibile di diritti costituzionali alla salute, allo studio, alla formazione professionale.

E tuttavia l’Istat certifica con dati inequivocabili la distanza tra famiglie italiane e stranieri residenti. Dai dati pubblicati il 28 febbraio emerge che il 34% delle famiglie migranti è in condizioni disagiate contro il 13.9% di famiglie italiane.

 

«L’Italia è casa mia da 23 anni», rispondeva Sellami Tahar ad alcuni passanti che lo invitavano a tornarsene dove era nato. E solo chi si sente a casa cerca di migliorare il posto dove vive. Per questo la sfida della cittadinanza non può che essere la priorità di chiunque senta l’Italia come casa propria. Preparando il prossimo Primo Marzo. (Alberto Lunardi)