Agricoltura / Cestinare il modello produttivista

Pur emarginata dall’agrobusiness, la piccola agricoltura rimane la spina dorsale della produzione mondiale. I poteri pubblici dovrebbero valorizzarla. È la via maestra per garantire a tutti l’accesso al cibo e salvaguardare ambiente e biodiversità.

Nell’ultimo rapporto sullo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha stimato che il numero di affamati a livello globale sia sceso, nel periodo 2012-2014, a 804 milioni di persone, meno del 12% della popolazione mondiale. A quindici anni dal Summit del Millennio, durante il quale la comunità internazionale si impegnò a dimezzare entro il 2015 la percentuale di affamati, l’obiettivo, sottolineano gli autori del rapporto, sembra essere quasi raggiunto. Infatti, il dato di riferimento per misurare l’avanzamento verso il target è quello del triennio 1990-1992, quando il numero di persone denutrite ammontava a 980 milioni, il 23% della popolazione mondiale.

Gli sforzi profusi dalla comunità internazionale in venticinque anni di politiche e aiuti allo sviluppo per migliorare la sicurezza alimentare dei paesi poveri hanno fatto scendere il numero assoluto di affamati di nemmeno duecento milioni. Davvero poco, se consideriamo che, appena quattro anni prima, durante il World Food Summit del 1996, la Comunità internazionale si era impegnata a dimezzare il numero assoluto di affamati, un impegno decisamente più importante e ambizioso successivamente ridimensionato. Non solo, se andiamo a osservare il dato regionale, notiamo, ad esempio, che nell’Africa subsahariana il numero di affamati è aumentato del 24% passando nello stesso periodo, da 182.1 a 226.7 milioni di persone. (…)

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