ITALARMI / Banche ed export 2006

 

Oltre 530 milioni di euro: è la cifra delle esportazioni di armamenti che nel 2006 sono state autorizzate dal governo italiano ai paesi dell’Africa  e del Medio Oriente. Rappresenta il 24,2% di tutte le autorizzazioni rilasciate lo scorso anno che, con poco meno di 2,2 miliardi di euro, costituiscono la cifra record dell’ultimo ventennio e segnano un’impennata del 61% rispetto al 2005. Le consegne ammontano a 970,4 milioni, di cui 115,2 milioni (il 12%) riguardano l’area mediorientale e africana.

Significativo per l’approccio economico-industriale, il commento del ministero degli esteri: «La presenza dell’industria italiana per la difesa in alcuni mercati del Vicino e soprattutto del Medio Oriente si è ulteriormente rafforzata e la percentuale delle operazioni autorizzate si è portata al 20,2% rispetto al 15,3% del 2005». 

Un’ottica che viene in parte corretta trattando dell’export militare nell’area africana: «Quest’area si conferma marginale per quanto riguarda le nostre esportazioni di materiali per la difesa, da un lato in linea con il peso effettivo dell’area sub-sahariana nel commercio internazionale e dall’altro nel rispetto delle restrizioni dovute a molteplici situazioni di conflittualità e instabilità interna e regionale e in osservanza di una linea di generale accentuata prudenza». Prudenza che è stata esercitata nei confronti delle principali autorizzazioni riguardanti l’Africa sub-sahariana: due operazioni da sole valgono l’85% e riguardano – precisa il ministero degli esteri – «non la fornitura di nuovi sistemi d’arma, ma la cessione di un G222 (velivolo da trasporto disarmato ormai fuori produzione e dimesso dalla nostra aeronautica militare) e la revisione e l’aggiornamento dell’avionica di 12 addestratori basici disarmati MB339, forniti alla Nigeria negli anni Settanta».

Dunque, al di là delle cifre nessuna preoccupazione? Non proprio. La “prudenza” non ha impedito l’autorizzazione di due elicotteri A109 militari dell’Agusta alla Libia per un valore di quasi 15 milioni di euro; all’Egitto vanno «bombe, siluri, razzi, missili ed accessori, veicoli terrestri, apparecchiature elettroniche e software, munizioni» per un totale di oltre 4,34 milioni di euro; all’Algeria «veicoli terrestri e aeromobili» per 2,27 milioni di euro; a Israele «bombe, siluri, razzi, missili ed accessori, armi e sistemi d’arma di calibro superiore a 12,7 mm» per più di 1 milione di euro. Autorizzazioni minori verso Marocco (482mila euro) e Tunisia (87mila euro).
Se passiamo all’aerea sub-sahariana oltre alle già menzionate autorizzazioni alla Nigeria (74,4 milioni di euro), vanno segnalate quelle al Sudafrica che riguardano «navi da guerra, aeromobili e armi di calibro superiore a 12,7 mm» per oltre 13 milioni di euro, ma anche forniture minori al Kenya (164mila euro).

In risposta alle richieste di trasparenza provenienti dalla società civile e in particolare dalla Campagna di pressione alle “banche armate” (promossa da Missione OggiMosaico di Pace e Nigrizia), quest’anno la Presidenza del Consiglio ha consegnato al parlamento due corposi volumi: un Rapporto e la Relazione: 953 pagine che richiamano il quadro normativo per i controlli all’esportazione di armi, esplicitano le attività del settore e presentano le linee programmatiche del governo per l’anno in corso.
 
Sempre ben armate
 
Venendo alle banche (vedi tabella), il gruppo San Paolo-Imi si conferma per il secondo anno consecutivo la principale “banca armata”: quasi triplica il volume d’affari, passando dai 164 milioni del 2005 agli oltre 446 milioni del 2006. Nonostante la policy della banca vieti l’appoggio a transazioni verso paesi extra Ue-Nato, l’istituto di credito torinese convoglia a sé il 29,9% di tutte le operazioni di incassi e pagamenti relative all’export di armi. 

Preoccupante anche la ripresa delle operazioni di Banca Intesa che con i 163mila euro del 2005 sembrava onorare la decisione di «non partecipazione» al settore: nel 2006 realizza invece operazioni per 46,9 milioni tra cui spicca un’autorizzazione di 41 milioni dell’Agusta agli Emirati Arabi Uniti per una «prima fornitura» di elicotteri CH-47C ammodernati e altri equipaggiamenti per un valore complessivo di 58,9 milioni. C’è da sperare che la recente fusione dei due istituti porti ad adottare linee di condotta più rigorose e coerenti in merito a queste operazioni.

Al secondo posto balza il Gruppo Bnp-Paribas con 370,9 milioni. La sola Bnp-Paribas con 290,5 milioni è la prima banca estera operante in Italia attiva nel settore e in un solo anno sestuplica il volume delle proprie operazioni (44,8 milioni nel 2005) per uno share che ormai sfiora il 20% del totale. Le maggiori autorizzazioni riguardano la Polonia (oltre 210 milioni), ma numerose e consistenti sono quelle verso Emirati Arabi Uniti, India e Cina. L’istituto francese ha acquisito lo scorso anno il controllo della Banca Nazionale del Lavoro e questo deve aver influito anche sull’incremento dell’attività della Bnl che nel 2006 accresce del 33% il proprio volume d’affari nel settore portandolo a oltre 80,3 milionicon operazioni riguardanti principalmente paesi Ue-Nato.
Segue Unicredit che, dopo aver dichiarato nel 2001 di «voler cessare» questo tipo di operazioni, da due anni ricompare con quote rilevanti nella lista: erano 101 milioni nel 2005 e sono 86,7 milioni nel 2006, tra cui spiccano i 11,5 milioni dal Sudafrica per l’allestimento di scafi da parte della C.A.B.I. Cattaneo spa.
Al quarto posto troviamo l’Ubi Banca, di cui fa parte una vecchia conoscenza: il Banco di Brescia riceve incassi per oltre 70 milioni dai più svariati paesi tra cui Emirati Arabi, Messico e Lettonia. Sempre dello stesso gruppo fa parte il Banco di San Giorgio con quasi 7,5 milioni di autorizzazioni. E a proposito di banche medio-piccole, ci sono due nuove entrate: il Credito Valtellinese (42,5 milioni) e Banca Valsabbina (1,8 milioni). E aumenta il peso della Banca popolare dell’Emilia Romagna (4,8 milioni).

In diminuzione le operazioni della Deutsche Bank (78,3 milioni di euro). In crescita, invece, la Commerz Bank (74,3 milioni di euro) che va acquistando quote sempre più rilevanti nel settore. La Banca Popolare Italiana passa da 14 a 60 milioni e guida il gruppo di tutte le banche al di sotto dei 60 milioni. 

Da segnalare anche la presenza di Banca popolare di Milano (17,7 milioni di euro, poco più della metà rispetto allo scorso anno), al centro di una grossa discussione con Banca Etica, di cui è socia fondatrice e per la quale opera anche all’interno di Etica Sgr e della gestione fondi. In una recente lettera al presidente di Banca Etica, il presidente della Bpm, Roberto Mazzotta ha comunicato «l’intenzione di proseguire nell’uscita delle attività riguardanti l’appoggio alle aziende interessate al settore degli armamenti»: non resta che stare a vedere quello che accadrà.

Nel complesso le banche si aggiudicano nel 2006 autorizzazioni per operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro: un record nell’ultimo ventennio che – seppur in flessione – con 922,1 milioni di euro vede saldo il primato delle banche italiane le quali, nonostante le diverse politiche più o meno restrittive, mantengono il 61,8% di tutte le transazioni.

Infine, una nota positiva: la drastica discesa da 133 a 36 milioni di euro delle autorizzazioni assunte da Banca di Roma (Capitalia) per operazioni che riguardano esclusivamente paesi Ue-Nato: un segno, forse, che il confronto intrapreso al convegno dello scorso anno promosso dalla Campagna banche armate ha avuto effetti positivi sui vertici della banca.

 

Pubblicato su Nigrizia nel numero di Maggio del 2007