Pirateria, sotto attacco i Golfi di Aden e Guinea - Nigrizia
Conflitti e Terrorismo Economia Nazioni Unite Nigeria Somalia Unione Africana Unione Europea
Abbordaggi a ritmo incalzante tra le coste di Yemen e Somalia. Gli houthi attuano un blocco navale contro l'Arabia Saudita attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb
Pirateria, sotto attacco i Golfi di Aden e Guinea
In Africa occidentale, tra Senegal e Angola, una nuova task force marittima tutta africana opererà lungo 6mila chilometri di costa
21 Luglio 2026
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 4 minuti

Batteva bandiera della Tanzania la nave con a bordo prodotti petrolchimici che lo scorso 17 luglio è stata assalita da un gruppo di sette pirati somali al largo delle coste dello Yemen nel Golfo di Aden. Dirottata verso Caluula, nella regione nord-orientale somala di Bari, nel Puntland, la MT Asana, questo il nome dell’imbarcazione, era salpata da Al-Mukalla e avrebbe dovuto attraccare a Bosaso. Costruita nel 1992, lunga 127 metri e con una stazza lorda di 10.960 tonnellate, sarebbe di proprietà di Exon Energy, con sede nelle Isole Marshall.

Nell’area in cui stata abbordata è intervenuta in soccorso dell’equipaggio la missione EUNAVFOR ASPIDES dell’Unione Europea, il cui compito è vigilare sui traffici marittimi tra Mar Rosso, Golfo di Aden, Mar Arabico, Golfo di Oman e Golfo Persico.

Nelle ultime settimane in questo tratto del Golfo di Aden sono stati diversi i tentativi di abbordaggio. A inizio luglio è stata assalita la nave portarinfuse MV Golden Arsenal il cui equipaggio è stato poi soccorso dalla Marina indiana. Mentre da fine aprile sono ancora in corso le trattative per il rilascio degli equipaggi di tre navi – Honour 25, Eureka e Sward – abbordate sempre al largo delle coste della Somalia.  

Intanto dallo Yemen il 20 luglio gli houthi hanno dichiarato un blocco navale con effetto immediato contro l’Arabia Saudita. L’agenzia Associated Press riporta che il vice capo dell’ufficio stampa dei ribelli filo-iraniani, Nasruddin Amer, ha comunicato la chiusura dello lo stretto di Bab el-Mandeb, canale di ingresso delle rotte commerciali attraverso il Mar Rosso.

Una nuova task force nel Golfo di Guinea

Le azioni di pirateria restano una minaccia costante anche nel Golfo di Guinea. Lo scorso primo giugno, in occasione del settantesimo anniversario dell’istituzione della Marina nigeriana, è stata lanciata la Combined Marittime Task Force (CMTF) a cui partecipano al momento in modo operativo Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. CMTF è una forza di intervento rapido che opererà lungo 6mila chilometri di costa di 15 paesi dell’Africa occidentale e centrale affacciati sull’Oceano Atlantico, dal Senegal a nord all’Angola a sud.

Tra le aree al mondo da decenni più soggette ad azioni di pirateria, nelle acque del Golfo di Guinea si infittisce una rete di affari illeciti gestiti da organizzazioni criminali transnazionali e gruppi jihadisti: dalla pesca illegale ai traffici di droga provenienti dal centro e sud America e destinati ai mercati europei e asiatici, dal contrabbando di carburante alle rapine e ai sequestri di persona. 

CMTF è la prima task force marittima creata e guidata da paesi africani. Inizialmente sarà composta da 1.500 effettivi e dotata di mezzi marittimi, mezzi di superficie, velivoli e sistemi elettronici di sorveglianza. Opererà nell’ambito del quadro politico e giuridico delineato nel 2013 con il varo dell’Architettura di Yaoundé dalla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS/CEDEAO) e dalla Comunità economica degli stati dell’Africa centrale (ECCAS/CEEAC).

Il suo quartier generale è stato stabilito a Lagos, in Nigeria, paese che ha anche messo a disposizione il numero più sostanzioso di risorse: tre navi, un elicottero, veicoli per il trasporto di personale e una dozzina di unità della sua Marina. La task force svolgerà attività di sorveglianza, intercettazione e raccolta di informazioni, pattugliamento, ricerca e soccorso in mare collaborando oltre che con i Centri regionali per la sicurezza marittima di ECOWAS ed ECCAS, anche con l’Organizzazione marittima internazionale (IMO), l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), Interpol e Unione Europea.

Lo step in avanti richiesto a CMTF è anzitutto quello di velocizzare i tempi di intervento rapido per contrastare le azioni di pirateria e altre minacce in alto mare una volta scattate le prime segnalazioni. Nel suo esteso raggio d’azione gli interessi prioritari da tutelare sono quelli legati ai traffici che attraversano le varie zone economiche esclusive istituite lungo le coste tra Senegal e Angola e garantire la sicurezza di giacimenti e piattaforme off shore di petrolio e gas.

L’altro passaggio è sfruttare il sostegno di Nazioni Unite e Unione Africana per evitare che l’intero peso di questa iniziativa ricada sulla sola Nigeria. Per il momento solo 6 dei 15 stati che hanno aderito a CMTF si sono esposti sul piano operativo. L’obiettivo è portare il più in alto possibile questa quota. Altrimenti a prevalere sull’orientamento e l’azione di questa task force saranno inevitabilmente i diktat di Abuja e quelli dei tanti attori extracontinentali interessati per la salvaguardia dei loro affari alla sicurezza di queste acque.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it