Sempre più al centro delle cronache, il termine maranza ha assunto i contorni di un vero e proprio folk devil: una figura su cui si condensano panico morale, allarme securitario e discriminazione razziale. Pisciare sulla metropoli di Tommaso Sarti è uno strumento prezioso per decostruire l’immaginario che linguaggio mediatico e discorso politico hanno edificato attorno a questa etichetta.
A partire dallo stereotipo del maranza – oggi quintessenza del nemico interno –, Sarti propone un’analisi che intreccia musica trap, islam e contesto urbano, restituendo al tema complessità a soggettività, sistematicamente ridotte a problema di ordine pubblico.
La trap non è letta come semplice colonna sonora della devianza, ma come spazio espressivo e politico, luogo di rivendicazione simbolica e di riappropriazione dello sguardo. Allo stesso modo, l’islam emerge non come fattore di radicalizzazione, ma come orizzonte identitario che attraversa le biografie di molti giovani razzializzati, spesso criminalizzato a priori.
Il risultato è un attento lavoro di ricerca etnografica, arricchito da interviste raccolte principalmente tra Milano e Verona, che mette al centro il contesto urbano come crocevia di disuguaglianze economiche, rabbia sociale e controllo.
Particolarmente efficace è l’analisi dei testi di alcune icone della trap nazionale, come Baby Gang, cui è dedicato l’ultimo capitolo: qui la narrazione della violenza e della criminalità non funziona come apologia, ma come gesto di riappropriazione di uno stereotipo che ha spesso preceduto e orientato le vite di chi lo incarna.
Pisciare sulla metropoli è così un allenamento a stratificare lo sguardo: senza vittimismo, ma anche senza criminalizzazione.