Subsahara / Consumi
In una quarantina di paesi dell’Africa subsahariana, dal 2004 a oggi, la domanda di carne bovina, ovina, caprina e di pollame è cresciuta mediamente del 4% l’anno. E il trend proseguirà fino al 2020. Lo sostiene una ricerca commissionata da grandi esportatori mondiali.

Un nuovo studio realizzato da Gira, società di consulenza e ricerche di mercato nel settore dell’alimentazione, ha evidenziato che il consumo di carne nella quasi totalità dei 43 mercati dell’Africa subsahariana monitorati ha registrato un significativo aumento nell’ultimo decennio e ha buone possibilità di crescite nel medio lungo periodo.

Tra il 2004 e il 2014, la macroregione ha registrato un incremento medio della domanda del 4% annuo, con volumi totali che hanno toccato i 22 milioni di tonnellate nel 2015. Gli unici due paesi in controtendenza sono Ciad e Niger, dove la capacità di produzione di carne bovina, ovina, caprina e di pollame è stata fortemente penalizzata dalla diminuzione di disponibilità nei bacini di produzione e anche da focolai di malattie zootecniche.

L’indagine dal titolo Sub-Saharan African Meat Market Opportunities to 2020 è stata commissionata alla società francese da alcuni dei suoi più importanti clienti, tra i quali figurano la Commissione europea e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), insieme ai grandi gruppi del settore come Asopocicultores, Canada Beef, McDonald’s e la brasiliana Minerva.

Dalla ricerca emerge che la filiera produttiva di questo alimento nell’area subsahariana è destinata a crescere, ma si evidenzia anche la necessità di creare un nuovo modello commerciale. La regione non è ancora al centro dell’attenzione degli investitori dell’industria della carne, storicamente attratti da altri mercati e ostacolati dalle complesse normative che rendono difficile operare nelle realtà africane.

Sudafrica, Angola, Nigeria

Tuttavia, l’incremento dei consumi riscontrato nel corso degli ultimi dieci anni e le prospettive di crescita a medio e lungo termine di oltre il 3%, indicano che i mercati subsahariani diventeranno sempre più appetibili per i grandi gruppi industriali operativi nel settore.

La maggior parte dell’attenzione degli investitori si concentra sui tre principali mercati della zona: il Sudafrica, il paese più avanzato dell’area anche a livello agricolo; l’Angola, il primo importatore africano di carne bovina, dal 2011 impegnato in un programma pluriennale per decuplicare la produzione; la Nigeria, potenza economica emergente e primo Prodotto interno lordo del continente.

Questi sono senza dubbio i più grandi mercati africani e molto probabilmente quelli dotati del potenziale maggiore, ma la vasta e popolosa area a sud del Sahara offre anche opportunità in altri contesti molto meno conosciuti come lo Zambia e lo Zimbabwe.

Il rapporto sottolinea che le sfide che l’industria africana della carne dovrà affrontare nel medio termine ritarderanno anche la potenziale crescita dell’allevamento di bestiame in tutti i mercati, ad eccezione del Sudafrica. Gli attuali produttori vedranno infatti limitate le loro capacità di espansione dall’insufficiente know-how agricolo, dalla difficoltà nell’accesso ai finanziamenti e da un mercato ancora poco incentrato sulla produzione. Questo implica che, per soddisfare l’aumento della domanda di carne, il comparto dovrà adottare un approccio più commerciale. Un processo già in corso.

Tanzania, allevatori maasai.