CENTRAFRICA, UNA NAZIONE SOTTO SEQUESTRO – DOSSIER LUGLIO-AGOSTO 2018

Sono 40mila, cristiani. Da due anni vivono da sfollati e si sentono protetti solo dalle milizie, non dalle truppe Onu. Un’enclave anti-balaka nella città “governata” da Seleka.

Nel settore occidentale di Bria si trova il PK3, il più grande campo per sfollati del paese che prende il nome dal numero di chilometri che lo dividono dal centro della città. Al suo interno, da ormai un paio di anni, vivono in condizioni di estrema povertà più di 40mila centrafricani cristiani.

Tra le tende sorge la base della missione Onu, unica struttura in muratura dell’area e puntualmente presa d’assedio a ogni manifestazione di malcontento. Il perimetro del campo è sorvegliato giorno e notte dai caschi blu al fine di evitare attacchi, saccheggi e violenze da parte dei gruppi armati irregolari. A bordo di mezzi corazzati, pattuglie dei contingenti Onu provenienti da Burundi, Gabon, Rwanda, Pakistan e Cambogia fanno la staffetta lungo lo stradone sterrato che, attraversando il PK3, conduce da un’estremità all’altra di Bria.

«La Minusca – dice Jean-Noël, il proprietario di un piccolo chiosco di vestiti usati – sostiene di essere qui per proteggerci da Seleka. Ma di notte i miliziani riescono a superare le recinzioni e a fare razzie. A volte invece ci sparano contro da lontano e se trovano in giro le nostre donne le violentano. Questa non è vita. Non abbiamo neanche un po’ di terra da coltivare. I soli a prendersi cura di noi sono gli anti-balaka».

Di fronte alla supremazia dei Seleka, le milizie anti-balaka hanno dovuto rintanarsi nel…

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Nella foto: il campo profughi visto da una postazione dei soldati ONU