Dal Sahara alla Siria: i combattenti Polisario nelle milizie di Assad
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Indagine pubblicata dalla ong Democracy for the Arab World Now
Dal Sahara alla Siria: l’inchiesta sui combattenti Polisario nelle milizie di Assad
Il lavoro giornalistico documenta l'addestramento di 120 miliziani sahrawi da parte di Hezbollah nei campi del sud del Libano e della Bekaa, il loro successivo dispiegamento nell'esercito di Bashar al-Assad dal 2012, mentre centinaia vengono ora processati dalle nuove autorità di Damasco dopo la caduta del regime. Il ruolo dell’Iran
28 Agosto 2025
Articolo di Redazione
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Un’inchiesta pubblicata dalla giornalista olandese Rena Netjes per l’organizzazione americana Democracy for the Arab World Now (DAWN) ha documentato la presenza di combattenti del Fronte Polisario nel conflitto siriano, sollevando questioni sul ruolo dei gruppi armati sostenuti dall’Iran.

L’inchiesta, basata su documenti ufficiali e testimonianze raccolte in Siria e Libano, documenta la presenza di miliziani sahrawi integrati nell’Esercito Arabo Siriano dal 2012.

Cos’è DAWN

DAWN è un’organizzazione non governativa fondata nel 2018 dal giornalista saudita Jamal Khashoggi, poco prima del suo assassinio. Si dedica, o almeno così dichiara, alla promozione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani nel mondo arabo. Si finanzia principalmente tramite donazioni private e fondazioni come la Ford Foundation, Open Society Foundations e Rockefeller Brothers Fund, mantenendo l’indipendenza dai finanziamenti governativi.

Il documento siriano

L’inchiesta di Netjes cita un documento del 2012, proveniente dal Servizio di sicurezza siriano, la cui autenticità sarebbe stata verificata da esperti siriani, che conferma la presenza di 120 combattenti sahrawi di quattro brigate.

Il documento menziona anche colloqui tra i leader del Polisario e Hezbollah a Beirut nel gennaio 2011, durante le prime fasi della Primavera Araba. Secondo l’inchiesta, i combattenti del Polisario avrebbero ricevuto addestramento militare da Hezbollah nei campi del sud del Libano e della valle della Bekaa.

Il contesto strategico

L’Iran ha sostenuto una rete di gruppi armati in Siria per creare un ponte terrestre verso il Mediterraneo e rafforzare la sua influenza regionale. Oltre a Hezbollah, Hamas, Houthi yemeniti e milizie irachene, afghane e pakistane, questa rete includeva anche il Fronte Polisario.

Nell’inchiesta giornalistica sono citate le dichiarazioni di Wael Olwan, rettore del Dipartimento di ricerca di Jusoor Studies a Damasco: «Il regime baathista siriano di Hafez e Bashar al-Assad ha sempre sostenuto i gruppi separatisti per esercitare pressioni sugli stati», citando il sostegno al PKK contro la Turchia, agli houthi contro l’Arabia Saudita e al Polisario contro il Marocco.

Gli arresti e le detenzioni

Dopo la caduta del regime di Assad, nel dicembre 2024, diverse fonti hanno confermato l’arresto di combattenti del Polisario. Una fonte militare riferisce che circa 70 combattenti del gruppo militare e personale militare algerino sono stati arrestati a sud di Aleppo, vicino all’aeroporto militare di Abu Zohour, e sono ora detenuti a Idlib.

Nel febbraio 2025, il ministro degli Esteri algerino Ahmed Attaf si è recato a Damasco chiedendo il rilascio del personale militare algerino e dei combattenti del Polisario. Il presidente ad interim siriano Ahmed al-Sharaa ha respinto la richiesta, informando che circa 500 soldati dell’esercito algerino e delle milizie del Polisario sarebbero stati processati.

Le precedenti inchieste internazionali

L’inchiesta di DAWN si inserisce in un quadro di indagini giornalistiche precedenti. Nell’aprile 2024, il Washington Post aveva pubblicato un articolo citando funzionari regionali ed europei che confermavano la presenza di combattenti del Polisario addestrati dall’Iran in Siria. L’articolo riferiva che centinaia di questi combattenti erano detenuti dalle nuove forze di sicurezza siriane.

A maggio 2024, Deutsche Welle Arabic aveva pubblicato immagini di combattenti del Polisario in Siria, accompagnate da un documento scoperto presso il quartier generale dei servizi segreti siriani che confermava la loro presenza nel paese.

Nel 2018, il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita aveva già accusato l’Iran e Hezbollah di fornire armi e addestramento al Fronte Polisario, affermando che Teheran utilizzava la sua ambasciata ad Algeri per inviare spedizioni di armi al gruppo.

La risposta del Polisario

Al-Nana Labat Al-Rashid, consigliere del presidente del Polisario, ha negato le accuse, definendole «menzogne della propaganda marocchina». Ha affermato che «la non ingerenza negli affari degli altri paesi è un chiaro principio del Fronte Polisario» e che le relazioni diplomatiche con la Siria erano state interrotte con l’ascesa al potere di Bashar al-Assad.

Tuttavia, i media siriani e arabi hanno riferito della chiusura degli uffici del Polisario a Damasco avvenuta nel maggio 2024.

Secondo fonti indipendenti citate nell’inchiesta, alcuni membri del Polisario detenuti avrebbero ammesso durante gli interrogatori i loro legami con la Guardia Rivoluzionaria Iraniana e i servizi segreti iraniani e algerini, oltre ad aver confessato crimini di guerra contro civili siriani.

Implicazioni regionali

Il caso dei combattenti del Polisario illustra la complessità della guerra per procura combattuta in Siria, dove attori regionali hanno utilizzato gruppi armati per perseguire i propri obiettivi strategici. L’inchiesta evidenzia come l’Iran abbia orchestrato una rete di alleanze che si estendeva dal Libano allo Yemen, includendo anche il conflitto del Sahara Occidentale.

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