Presidenziali 2015 / Acque torbide

Il presidente uscente Ouattara punta alla riconferma, grazie al supporto dell’amico-nemico Bédié che però fatica a tenere a bada le ambizioni di alcuni dei suoi. Anche Laurent Gbagbo, sotto processo per crimini contro l’umanità, non dispera di riacciuffare la massima carica dello stato. Non è un bello spettacolo per un paese in cerca di coesione dopo i tragici fatti del 2010.

Le elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi entro novembre, rappresentano un appuntamento cruciale, dopo un decennio di crisi politico-militare culminata nelle violenze postelettorali del 2010-2011, che hanno provocato circa 3mila morti. Per il momento i candidati dichiarati sono sei, tra cui il presidente uscente Alassane Ouattara. L’ombra della Corte penale internazionale (Cpi) continua ad aleggiare sullo scrutinio. La Cpi insiste a chiedere ad Abidjan di poter arrestare l’ex première dame Simone Gbagbo, anche lei sospettata, come il marito Laurent Gbagbo, di crimini contro l’umanità legati alla crisi postelettorale. Simone è sotto processo anche in patria (con 82 altre persone) con le stesse accuse.

Abidjan, 16 dicembre 2014. Tardo pomeriggio. Il gruppo musicale Magic System suona uno zouglou sciropposo. Alassane Ouattara assapora il suo momento. Ha appena inaugurato il ponte Henri Konan Bédié, una delle poche personalità avoriane ad aver visto, da vive, il loro nome accostato ad una grande opera nella capitale economica della Costa d’Avorio. L’opera costata, si stima, 270 milioni di euro (176 miliardi di franchi Cfa, la valuta locale), collega i comuni di Cocody e di Marcory, attraversando la laguna Ébrié per un chilometro e mezzo, tra la parte nord e sud di Abidjan. Il progetto risale al 1997 sotto la presidenza Bédié, ma ha subito ritardi dopo il colpo di stato del 1999 che aveva rovesciato il leader.

100.000 veicoli attraversano il ponte ogni giorno, decongestionando le altre strade della metropoli. Si tratta del più importante progetto infrastrutturale dell’Africa subsahariana realizzato grazie a un partenariato pubblico-privato. Per renderlo redditizio, è stato fissato un pedaggio compreso tra i 300 e i 3.000 franchi Cfa. Il ponte poggia su 62 piloni di due metri di diametro piantati a 75 metri di profondità. Più di 47.000 metri cubi di cemento sono stati colati su una struttura di acciaio che pesa 5.750 tonnellate. Vi hanno lavorato 1400 persone.

Il presidente Ouattara sa che il suo ex nemico Bédié, divenuto un alleato indispensabile nella corsa alla elezione del 2015, ne sarà lusingato. Spera che la loro unione ne uscirà rafforzata. Anche Bédié è euforico: «Da solo questo ponte vale due mandati presidenziali».

Negli ultimi mesi, i due si sono scambiati garanzie di reciproca fedeltà. Soprattutto dopo che, il 17 settembre, Bédié ha confermato ciò che tutti intuivano: il suo partito, il Partito democratico della Costa d’Avorio (Pdci), aderisce alla causa di Ouattara e non presenterà candidati allo scrutinio presidenziale. Nelle file del Rassemblement dei repubblicani (Rdr), partito al potere, la mossa di Ouattara è ritenuta magistrale, «il più bel colpo politico del suo mandato».

Da buon stratega qual è, il 72enne Ouattara è pieno di premure per l’80enne Bédié. Nel corso dell’assemblea generale dell’Onu o durante i suoi viaggi all’estero, Ouattara non manca mai di sentirlo. Al telefono lo chiama grand frère, mentre l’anziano capo baoulé distilla consigli e analisi, comodamente installato in una delle sue sontuose residenze nel suo villaggio di Daoukro o ad Abidjan. Talora, prima di una decisione importante, Ouattara gli mette a disposizione il suo aereo privato e lo consulta a quattr’occhi.

I due si sono a lungo detestati. Oggi però Bédié ha sacrificato il suo partito al sostegno di Ouattara. Che sa molto bene quel che gli deve in vista di un’elezione presidenziale che non è certo già vinta.

Pdci, gli anti-Bédié

Intanto nel Pdci si addensano nubi minacciose. A causarle sono le ambizioni presidenziali di quattro baroni quali Charles Konan Banny, Essy Amara, Koua Brou Paul e Kouadio Konan Bertin (KKB). E ciò soprattutto dopo che Bédié, in quello che è chiamato “l’annuncio di Daoukro” (perché pronunciato lo scorso settembre in occasione della sua visita nella regione di Iffo), ha dato «indicazioni precise» di sostegno alla candidatura di Ouattara.

Sostenitori e avversari di Bédié, infatti, non leggono l’annuncio nella stessa maniera. Per i detrattori, l’annuncio non è altro che un «tradimento: ha venduto il Pdci a Ouattara». E ricordano che 12° congresso del Pdci ha deciso di esprimere un proprio candidato alla presidenza e che lo dovrebbe fare nel corso di un’apposita convenzione da tenersi in questi primi mesi del 2015. Per i pro-Bédié, invece, l’annuncio è il «benvenuto». Per questi ultimi, non si può parlare di tradimento dato che il candidato del Pdci non è stato ancora definitivamente scelto e che Bédié non parla che di «indicazioni», benché «precise». Rimanendo inteso che l’Rdr di Ouattara e il Pdci di Bédié «sapranno stabilire tra loro l’alternanza al potere, a partire dal 2020». (…)

Per continuare la lettura dell’articolo del numero di Nigrizia di febbraio 2015: rivista cartacea o abbonamento online.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati