Ancora nessun mandante
Parte la XV edizione del Premio Ilaria Alpi. Al centro degli incontri: il caso Ilaria Alpi, la libertà di informazione e la crisi economica. Tra i filoni anche l’immigrazione.

Si apre a Riccione, domani, 18 giugno, la tre giorni della XV edizione del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi. Era il 20 marzo 1994, la giornalista del Tg3 e il suo operatore Miran Hrovatin venivano uccisi in un
agguato a Mogadiscio, in Somalia. Grazie all’intensa battaglia condotta dai genitori di Ilaria, Luciana e Giorgio Alpi, emerge dalle inchiesta che hanno seguito l’omicidio, che la giornalista seguiva la pista dei traffici
illegali di armi e rifiuti tossici in Somalia. “Affari” che coinvolgevano il settore governativo della cooperazione italiana e rami dei servizi segreti.
Da allora sono passati 15 anni e due commissioni parlamentari di inchiesta. Prove false, documenti scomparsi, più di un processo concluso con un nulla di fatto. Il caso Alpi sembra essere destinato a rimanere uno dei misteri italiani. «Noi speriamo che l’indagine avviata dal nuovo sostituto procuratore, – dice Francesco Cavallo, responsabile del Premio – possa proseguire facendo tesoro anche dei materiali che le commissioni
parlamentari hanno raccolto, aldilà della loro conclusione». L’esempio di Ilaria e Miran è stato però il motore per promuovere il giornalismo di inchiesta in Italia e nel mondo. Il tema della libertà di stampa sarà al
centro della serata di premiazione, mentre la serata di venerdì sarà incentrata sulla crisi economica in relazione alla libertà di stampa. Tema che tocca in particolare questa sezione con numerosi video in concorso, è l’immigrazione.