Tanzania
John Magufuli è stato eletto presidente della Tanzania la scorsa settimana. Il suo partito Ccm, al potere da 54 anni, è riuscito ad avere ancora una volta la meglio in elezioni segnate da accuse di brogli e timori di violenze. Il neopresidente dovrà portare il cambiamento. Intanto c'è la questione dell'arcipelago semiautonomo di Zanzibar dove il voto è stato annullato.

Alla fine, quelle che erano state descritte come le elezioni più incerte della storia della Tanzania, da quando più precisamente il paese si è aperti al multipartitismo, si sono concluse con l’ennesima affermazione del partito Chama Cha Mapinduzi (Ccm) al potere da 54 anni. Infatti John Magufuli, candidato del partito di governo e personalmente appoggiato dal presidente uscente Jakaya Kikwete, la settimana scorsa ha prevalso con oltre il 58% dei voti validi contro il 40% del suo sfidante Edward Lowassa che rappresentava i maggiori partiti d’opposizione.

La particolarità di queste elezioni è data dal fatto che il candidato sfidante, che nel recente passato ricoprì la carica di primo ministro con il partito di maggioranza, aveva aderito alla principale forza antigovernativa, il partito Chadema, dopo essere stato sconfitto proprio da Magufuli alle primarie del Ccm tenutesi lo scorso luglio. Questo suo disinvolto cambio di casacca non aveva inciso più di tanto sul consistente seguito politico di cui era accreditato specialmente nel nord del paese. La sua caratura politica e la popolarità acquisita come uomo di governo avevano giustificato la sua candidatura da parte della coalizione dei quattro maggiori partiti d’opposizione, denominata Ukawa, dando vita ad una accesa campagna elettorale divenuta in poco tempo assai controversa e segnata da accuse reciproche di brogli che facevano temere possibili violenze post elettorali.
Com’era nelle previsioni, Lowassa, subito dopo la proclamazione ufficiale dei risultati, si è rifiutato di riconoscere la sconfitta, denunciando la manipolazione del sistema elettronico utilizzato dalla Commissione nazionale indipendente (Nec) per lo spoglio dei voti e richiedendo un nuovo conteggio (secondo calcoli effettuati dal Chadema, Lowassa avrebbe vinto con il 62% dei voti). Tutto ciò nonostante gli osservatori internazionali non avessero rilevato alcuna anomalia nel corso della tornata elettorale.

Il nuovo presidente
L’eletto Magufuli, membro del parlamento dal 1995, ha assunto diversi ministeri prima di approdare negli ultimi cinque anni a quello dei lavori pubblici nel governo di Kikwete. Persona apprezzata dalla popolazione per il lavoro svolto come ministro, di specchiata onestà e considerato una outsider all’interno della grossa macchina politica del Ccm, ha incentrato tutta la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, oltre che al rilancio dell’economia del paese specialmente nel campo delle infrastrutture e dei servizi sociali. L’obiettivo è di farlo utilizzando al meglio le risorse potenziali del paese derivanti dallo sfruttamento delle risorse minerarie e dei nuovi giacimenti di gas naturale recentemente scoperti nel sud del paese.
«Prometto di tenere fede alle promesse che ho fatto in campagna elettorale, ma dobbiamo lavorare insieme. Facciamo il possibile per garantire la pace e l’unità nazionale» sono state le prime parole di Magufuli, pronunciate nel suo primo discorso pubblico da vincitore venerdì 30 ottobre a Dar es Salaam a cui seguirà il giuramento in una cerimonia ufficiale prevista per domani.

Perché Lowassa ha perso
La forte voglia di cambiamento manifestata da tutta la popolazione, e particolarmente dalla fascia più giovane che costituiva una grossa porzione dell’elettorato, era stata enfatizzata dalle opposizioni divenendo il loro principale slogan elettorale, ma non è stata sufficiente a far prevalere Lowassa. A penalizzarlo sono state sicuramente le ombre che incombono sul suo passato morale. Certamente non ha giovato il fatto di essere stato un alto dirigente del Ccm e importante membro del vecchio establishment politico che ora lui stesso accusava di malgoverno, e soprattutto ha pesato il suo coinvolgimento in un caso di corruzione che lo fece dimettere da primo ministro nel 2008.
Indubbiamente va sottolineato che nonostante il generale desiderio di cambiamento e il sostegno del voto giovanile, che hanno fruttato importanti successi del Chadema nei principali centri urbani, nelle zone rurali l’opposizione non è riuscita a prevalere a causa della scarsità di mezzi d’informazione e dello svantaggio logistico nei confronti del partito al governo ramificato in tutto il paese. Oltre mezzo secolo di potere incontrastato ha generato terreno fertile di interessi legati alla vita quotidiana fondamentali in campagna elettorale.

Cambiamento comunque necessario
Il successo del Ccm non nasconde però la realtà di un partito che sta ormai attraversando una crisi di consensi, legati soprattutto ai tanti casi di corruzione degli ultimi anni. L’esito delle elezioni parlamentari, tenutesi contemporaneamente a quelle presidenziali, lo dimostra. La maggioranza si è infatti indebolita e, nonostante la conquista di 132 dei 264 seggi in parlamento, ben sette importanti figure di ex ministri non sono stati rieletti. 
Questo evidenzia come il Ccm non possa permettersi di vivere di rendita e debba imporsi un programma di riforme reclamate a viva voce da tutte le fasce sociali del paese e dagli investitori internazionali. Magufuli parte con un programma di governo molto pretenzioso e oneroso. Dovrà lavorare duramente per mantenere le tante promesse fatte in campagna elettorale specialmente per quanto riguarda la corruzione. Indubbiamente il voto ottenuto non è un’approvazione entusiastica del passato comportamento del governo. Moltissimi elettori pur scontenti dell’amministrazione del paese, turandosi il naso, hanno riconcesso il loro voto al Ccm solo perché l’opposizione, incoerente e disorganizzata, aveva proposto un candidato con passato moralmente opaco.

Zanzibar controcorrente
Come primo assaggio dei problemi futuri c’è la questione Zanzibar che si è subito presentata nel giorno stesso della sua vittoria e dallo stesso Magufuli evocata nel corso della dichiarazione post elettorale con riferimento all’unità nazionale. Infatti, il risultato (quasi) plebiscitario a livello federale ottenuto in terra ferma è in netto contrasto con quanto avvenuto nell’arcipelago semi autonomo dove il voto è stato invalidato mercoledì 28 ottobre dopo che la Commissione Elettorale di Zanzibar (Zec) ha rilevato gravi irregolarità nelle procedure di voto. L’annullamento è giunto dopo che il principale partito d’opposizione, il Fronte Civico Unito (Cfu) e il suo candidato Seif Sharif Hamad, si era dichiarato vincente mentre gli scrutini erano ancora in corso. La decisione ha quindi suscitato le proteste di quest’ultimo che ha accusato il governo d’aver invalidato i risultati perché avversi al partito di maggioranza Ccm. Le cose potrebbero essere andate proprio così visto che gli osservatori internazionali hanno dichiarato pienamente regolari le elezioni.
Secondo la legge elettorale vigente si dovrebbe quindi procedere ad una nuova tornata elettorale entro tre mesi che si annuncia non priva di rischi d’ordine pubblico a causa delle passate accuse di brogli elettorali.

(Seif Sharif Hamad, candidato del Cuf a Zanzibar)

Tensione
Sulle isole la tensione è altissima, come confermato da due allarmi bomba registrati nel fine settimana. Gli ordigni, che sono poi stati fatti esplodere, solo fortuitamente non hanno provocato né vittime né feriti. Tensione che ha giustificato un incontro lunedì, promosso dal Presidente uscente Kikwete tra il generale Mwamunyange, comandante delle forze armate Tanzaniane, e il candidato Seif Sharif Hamad, con lo scopo evidente di mantenere la calma nelle prossime settimane ed evitare che la lite elettorale si trasformi in un movimento centrifugo che risvegli il mai sopito desiderio secessionista.
Questo riporta al tema della nuova carta costituzionale che avrebbe dovuto essere oggetto di Referendum popolare da tenersi a ridosso delle recenti elezioni generali, ma che, per oltre a ragioni organizzative, erano state rinviate dal governo proprio per evitare l’inasprimento delle lotte elettorali. La confusione di temi incrociati avrebbe potuto creare un rischio di destabilizzazione del paese. Meglio consolidare il potere prima di sottoporre al popolo una bozza di carta e riaccendere il dibattito sull’autonomia. Qualcosa però è andato storto stavolta nell’arcipelago. A Magufuli spetta una bella gatta da pelare.

Nella foto in alto uno dei grandi manifesti elettorali del Ccm per il suo condidato, John Magufuli, eletto la scorsa settimana nuovo presidente della Tanzania. (Fonte: M.Simoncelli / Nigrizia)