BLOCCHI ETNICI, POLITICA A BRANDELLI – DOSSIER LUGLIO 2017

Il governo ha mal gestito l’aumento dei costi dei beni di prima necessità, farina e mais in particolare. Favorendo importatori amici in vista del voto. Ma contribuendo alla crisi alimentare nel paese.

Da mesi, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, e in particolare della farina di mais, il cibo di base della popolazione, è l’argomento che accende il dibattito politico in Kenya, insieme a quello delle elezioni. I due temi sono in stretta relazione, perché le informazioni che man mano diventano di dominio pubblico dipingono un quadro caratterizzato da errori macroscopici nelle decisioni sulla gestione delle riserve alimentari e della produzione agricola del paese, arricchito da una buona dose di sospetti di corruzione e di uso del budget del paese a fini elettorali. Un quadro, dunque, ben lontano da quello presentato all’inizio dell’aumento dei prezzi e della scarsità di cibo sul mercato, che attribuiva il problema alla siccità e alla conseguente scarsa produzione interna e regionale.

In una intervista al Daily Nation del 24 maggio scorso, il segretario generale del ministero dell’agricoltura, Richard Lesiyampe, ha ammesso di sapere fin da febbraio che le riserve di mais erano scarsissime nella riserva strategica nazionale. Ma i funzionari competenti avevano deciso di mantenere fermo il prezzo di un sacco da 90 chili a 3mila scellini kenyani (ksh) – 30 dollari circa – mentre i produttori e i commercianti all’ingrosso potevano facilmente venderlo a 3.600 ksh sui mercati regionali. La decisione, intesa a contrastare l’aumento del prezzo della farina di mais nella vendita al dettaglio, ha provocato invece l’esportazione della produzione, provocando «una vera e propria Waterloo per noi», ha ammesso il segretario generale.

Il secondo errore, ha proseguito Richard Lesiyampe, è stato quello di non permettere l’importazione immediata, fin da febbraio, del mais, per timore delle proteste sia dei produttori – che avrebbero potuto accusare il governo di inflazionare il mercato per tenere bassi i prezzi artificialmente – sia dell’opposizione, che avrebbe potuto giudicarla una manovra elettorale. Ma è possibile pensare che qualcuno avesse calcolato anche di poterci fare un certo guadagno, e questo il segretario generale non…

Leggi l’intero dossier e gli altri articoli di approfondimento e analisi. 
Abbonati alla nuova edizione della rivista mensile, cartacea o digitale! 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati