«L’idea della diversità è stata il ponte che mi ha portato a occuparmi del dialogo tra Occidente e Oriente, del dialogo interculturale. Credo che l’accettazione della diversità ci costringa, come esseri umani, a scendere dal piedistallo e a rimettere in discussione l’idea di essere unici e indispensabili». Così l’autore di Prima dell’apocalisse. I codici della speranza, Gianluca Solera, in un’intervista in cui spiegava il significato della sua prima opera di narrativa.
L’originalità di questa pubblicazione sta nel costante intreccio tra passato e presente, realtà e immaginazione: una sorta di viaggio iniziatico che rimanda anche a Dante e alla sua Divina Commedia. Anche Compagno, il giovane protagonista del romanzo, si avvia nel suo viaggio verso l’oltre accompagnato come Dante da Virgilio.
Qui a fare da guida è padre Ignacio, figura che l’autore stesso identifica con il compianto padre Paolo Dall’Oglio, il missionario gesuita scomparso nel 2013 nel pieno della guerra siriana e di cui, da allora, si sono perse le tracce. Oltre ad averlo conosciuto personalmente, l’autore ha scritto il libro dopo un lungo periodo di grande attesa per un ritorno del religioso.
Svanita la speranza di rivederlo, Solera ha raccolto numerose interviste a chi aveva frequentato padre Dall’Oglio, a cui ha aggiunto letture e approfondimenti di pensatori e scienziati che studiano i segni di una possibile apocalisse, umana, planetaria e sociale. Ne è nato un racconto che testimonia come la ricerca di senso, in un mondo in crescente disordine, ci riguardi tutti, indistintamente.