Dopo Tunisi
Difendere il bene comune e l’ambiente, promuovere il dialogo interreligioso, sconfiggere le schiavitù di oggi. Da missionari. È il messaggio che la folta delegazione comboniana presente al Forum sociale mondiale invia all’insieme della congregazione e alla Chiesa.

«Come famiglia comboniana ci scopriamo in progressiva sintonia con l’impegno della società civile organizzata nelle diverse parti del mondo. Ciò è espressione del nostro continuo sforzo di attualizzare il Piano di Daniele Comboni, che abbiamo sentito camminare con noi nelle diverse attività realizzate al Forum sociale mondiale».

Così i missionari comboniani e comboniane al termine del Fsm (Tunisi 24-28 marzo) al quale hanno partecipato con una delle delegazioni più rappresentative e internazionali, 37 missionari impegnati in 15 diversi paesi.

Il messaggio dei comboniani – intitolato “Essere primavera nella chiesa e nel mondo di oggi” – è stato diffuso ieri dopo la manifestazione nella quale il popolo tunisino ha ribadito che non ha nessuna intenzione di arrendersi al terrorismo che ha colpito la nazione maghrebina lo scorso 18 marzo al museo del Bardo, provocando 22 morti (di cui 4 italiani) e decine di feriti.

«Il Fsm, continua il comunicato, ha voluto essere un segno di pace e di speranza nel processo della primavera araba, minacciato dal terrorismo e dal rischio di essere snaturato dal fondamentalismo religioso e da governi repressivi. Ha dichiarato il ripudio di ogni forma di terrorismo, incluse l’arroganza del militarismo e la violenza sistematica di una economia che uccide».

Liberazione

Nel rilevare che il Fsm «rappresenta uno dei pochi spazi pubblici, a livello mondiale, in cui il sud del mondo può esprimersi liberamente», i comboniani – che hanno dato vita ad un loro specifico forum, come hanno fatto in altri quattro precedenti Fsm – sottolineano il significato della loro partecipazione: «Abbiamo fatto eco, nella fede, ai processi di liberazione che ci è dato di accompagnare insieme alla società civile organizzata. Per questo ci siamo impegnati a riservare ogni giorno un tempo per il discernimento comunitario e la celebrazione. Crediamo che missione è soprattutto condividere la mistica che alimenta le nostre azioni e ispira una visione trasfigurata di “un mondo diverso è possibile”».

Nella cripta della Cattedrale di Tunisi, «nel nascondimento della presenza cristiana dentro la cultura arabo-musulmana», i comboniani hanno celebrato, il 24 marzo, il martirio dell’arcivescovo Oscar Romero e di padre Ezechiele Ramin. «Il seme che dà la vita per la vita del mondo è una bella immagine della nostra fragilità davanti a sfide tanto grandi, così come della nostra speranza che sia ancora possibile “fare primavera” insieme ai popoli che ci accolgono».

Dopo Tunisi, i comboniani tornano alle loro attività ordinarie avendo ancora più chiaro quali sono i temi che intendono sostenere e sviluppare: la liberazione dalle schiavitú di oggi, specialmente quella della tratta degli esseri umani; la mobilità umana e la difesa dei diritti dei migranti; i cammini di riconciliazione e dialogo in paesi segnati dalla guerra, con particolare attenzione al dialogo interreligioso e specificamente islamo-cristiano; a difesa del creato e dei beni comuni in sinergia con le vittime dell’ingiustizia ambientale e rivedendo gli stili di vita delle nostre comunità.

E concludono: «Per essere efficaci in questi ambiti occorre sempre più creare reti a livello interprovinciale e continentale, accogliere laici e laiche competenti impegnati sugli stessi temi e collaborare con le organizzazioni, religiose e non, che lavorano a difesa della vita».