Sud Sudan / Ritorno di Amun
Lo storico leader del movimento di liberazione sudsudanese, Pagan Amun, è stato reinsediato come segretario generale del partito. Un passo avanti per la pacificazione del paese, ma c'è da chiedersi in quale direzione e se porterà davvero frutti.

Martedì Pagan Amun, storico e potente leader dell’Splm, il movimento di liberazione sudsudanese e partito al potere a Juba, è stato rinominato suo segretario generale dal più alto organo del partito stesso, il National Liberation Council (Nlc). Nel pomeriggio ha giurato davanti a Salva Kiir, presidente del partito e del paese.

Al momento dell’arrivo di Amun all’aeroporto, Akol Paul, portavoce del comitato centrale dell’Splm, aveva dichiarato: «La gente che sceglie di essere ostaggio del passato non vede mai il futuro; abbiamo scelto di non farci prendere in ostaggio dal passato. Quasi due anni sono sufficienti perché le emozioni si calmino e per mettere fine all’amarezza e all’odio provocati dal conflitto. Questo paese ha bisogno di pace, di riconciliazione e di tolleranza e gli serve unità per il suo sviluppo».

Di chi si parla?
Pagan Amun, di etnia shilluk, la terza del paese, aveva avuto l’importante posizione dall’indipendenza fino al luglio del 2013, quando era stato dismesso da Kiir nello stesso giorno in cui era stato cacciato anche l’ex vicepresidente, Rieck Machar, ora capo del movimento di opposizione armata Splm-Io. Le dismissioni di Amun, Machar, e dell’intero governo, per decreto presidenziale comunicato attraverso i mass media ufficiali, aveva pubblicamente evidenziato la crisi, già da tempo profonda, nella leadership e avrebbe portato allo scoppio della guerra civile nel dicembre successivo.

Amun era stato arrestato, insieme a numerosi politici di peso, nei primi giorni della crisi ed era stato l’ultimo ad essere stato rilasciato e mandato in esilio, dopo essere stato accusato di alto tradimento per aver orchestrato un colpo di stato, accusa mai provata, e minacciato della pena di morte. Aveva poi partecipato alle trattative di pace di Addis Abeba, come coordinatore del gruppo dei politici ex detenuti e in esilio, che si erano definiti Splm-G10 o anche Solm-leaders, che non aveva mai voluto prendere le posizioni dell’opposizione armata guidata da Machar. Il gruppo era stato pian piano isolato al tavolo delle trattative e aveva perso la sua influenza nella ricerca di una soluzione possibile della crisi sud sudanese. Alcuni si erano uniti al gruppo di Machar. Il reinsediamento di Amun scioglie di fatto l’Splm-G10, ha dichiarato il “nuovo” segretario generale del partito.

Passo in avanti?
Amun era ritornato a Juba per la prima volta lunedì, scortato dal Ministro della difesa kenyano, e aveva avuto un lunghissimo incontro con il presidente Kiir. La sua era la seconda visita dei componenti del gruppo Splm-leaders a Juba. La prima, guidata da Deng Alor, dinka di Abyei, altro politico molto influente in Sud Sudan, ex ministro degli esteri e poi per gli affari di governo, pure accompagnata da garanti dei paesi dell’area, si era svolta all’inizio di giugno e aveva preparato la riunificazione del gruppo degli ex detenuti all’Splm di Juba. Deng Alor aveva dichiarato che avrebbe discusso della riunificazione del partito anche con Splm-Io, a Pagak, dove ha il suo quartier generale.

Il passo, di grande importanza per la ricerca di una soluzione alla crisi, era stato preparato da una serie di incontri tenutisi ad Arusha, in Tanzania, promossi dal presidente e dal partito di governo tanzaniani, dove, il 21 gennaio era stato firmato l’Arusha Reunification Agreement.

Anche Splm-Io è ancora impegnato nel processo di riunificazione del partito; ne avrebbe discusso a Nairobi durante lo scorso fine settimana e in incontri con il presidente keniano Uhuru Kenyatta. Il portavoce di Machar, James Gatdet Dak lo ha dichiarato chiaramente, ma ha anche puntualizzato che ad Arusha è stato firmato un impegno che deve ancora essere definito nei tempi e nei dettagli della realizzazione. Ha inoltre detto di non essere sorpreso dagli sviluppi di Juba, ma ha sottolineato che questo dissolvimento del gruppo dei leader cambia i termini dell’accordo per la riunificazione del partito, che, in ogni caso, deve essere strutturalmente collegato al processo di pace di Addis Abeba e a trasformazioni nella governance del paese.

Dubbi
Nel paese non tutti celebrano l’avvenimento. Alcuni analisti politici, come ad esempio Jok Madut Jok, dinka, ex ministro della cultura e degli affari giovanili, ora presidente del The Suud Institute, tra i maggiori centri di ricerca sud sudanesi, in un post sulla sua pagina Facebook si dice costernato per le modalità della riunificazione che si configura come un nuovo, puro, accordo di potere che non prende in considerazione le necessità di cambiamento dovute alla distruzione del paese a causa del conflitto. Il post ha avuto numerosi likes e commenti a supporto delle considerazioni espresse. Un’analisi critica era stata fatta circolare nei giorni scorsi anche da Luka Biong, prima politico, dinka di Abyei, e ora analista politico molto autorevole nel paese e tra chi si occupa di cose sud sudanesi.

Nella foto Pagan Amun, storico e potente leader del Movimento di liberazione sud sudanese (Splm) partito al potere a Juba. (Fonte: talkofjuba.com)