Minaccia regionale
L’organizzazione terroristica nigeriana continua a trovare nel nord del Camerun un rifugio e un terreno dove far attecchire il jihadismo. Complici un islam tradizionalmente rigido, le rivendicazioni dell’etnia kanuri e la mancanza di opportunità per i giovani.

L’ultimo attacco sferrato ieri da due kamikaze presso una scuola di Kerawa, nel nord del Camerun, ha provocato sei morti e numerosi feriti, compresi i due attentatori suicidi. Un bilancio meno tragico rispetto a quello dell’attentato che lunedì scorso a Bodo, sempre nel nord del Camerun, aveva devastato un mercato uccidendo 32 persone e ferendone 66.

Pur non essendo giunte rivendicazioni ufficiali, appare evidente che dietro le due azioni terroristiche ci siano i miliziani di Boko Haram, che da oltre quattro anni stanno lanciando attacchi nella regione, dove hanno ucciso centinaia di civili e numerosi soldati.

L’intensificarsi delle operazioni militari della MNJTF (Multinational, Joint Task Force) ha costretto molti membri dell’organizzazione a cercare rifugio fuori dalla Nigeria e grazie alla porosità dei propri confini, il Camerun è diventata la meta privilegiata di numerosi affiliati a Boko Haram in fuga.

L’infiltrazione degli islamisti nigeriani nel territorio camerunese è un’ulteriore conferma di come Boko Haram rappresenti ormai una minaccia regionale estesa anche al Ciad, Niger e Benin. Tra questi paesi, però, il Camerun in questo momento è quello maggiormente esposto alla sfida lanciata dagli estremisti nigeriani. Una pressione alimentata dallo sfavorevole contesto socio-economico, che ha fornito terreno fertile nel quale far crescere la minaccia jihadista.

Ci sono, inoltre, da rilevare le marcate differenze che influenzano il paese a livello religioso, le quali trovano origine nell’accordo anglo-tedesco, siglato nel novembre 1893, che ha suddiviso tra Nigeria e Camerun l’antico emirato di Adamawa, dove vigeva un islam rigido e conforme alla Sunna. L’attivismo religioso che animava questo territorio non si è mai attenuato e i musulmani della zona sono stati sempre ostili alla divisione e ai regimi laici introdotti in Camerun. Una premessa storica e religiosa essenziale per comprendere la diffusione del salafismo in questo paese.

Secondo le autorità di Yaoundé, il gruppo nigeriano già dal 2014 starebbe reclutando nuovi seguaci in Camerun, facendo leva sull’ideologia jihadista e il desiderio di riscatto sociale dell’etnia kanuri, presente nell’area altamente instabile del lago Ciad, a cavallo del triangolo di confine tra Ciad, Camerun e Niger.

La comune connotazione etnica ha dunque facilitato i legami tra i membri dell’organizzazione fondamentalista, ma il fattore più rilevante è riconducibile ai vantaggi economici offerti da Boko Haram. Quest’ultimo elemento, attrae soprattutto i giovani camerunensi in cerca di un lavoro e dell’acquisizione di uno status sociale, in un paese in cui la disoccupazione e la sottoccupazione raggiungono insieme il 69% innescando una situazione sociale esplosiva.

Un proselitismo praticamente identico a quello messo in atto dagli islamisti in Nigeria, che scaturisce da una fusione tra insorgenza etnica e radicalismo islamico, favorita dal sottosviluppo economico e dalla debolezza statale: un fenomeno pervasivo che non ha precedenti in tutta l’Africa.

Il mercato della città di Bodo, nel Camerun settentrionale, dove lunedì scorso sono morte 32 persone in un attacco kamikaze.