Eritrea / Vescovi
Con una lunga lettera pastorale rivolta al ministro dell’Istruzione, i vescovi eritrei denunciano l’azione persecutoria nei confronti della Chiesa, culminata con l'esproprio di numerose cliniche e scuole.

Non si arresta l’azione persecutoria nei confronti della Chiesa presa di mira dal governo di Asmara che il 3 settembre scorso ha espropriato tre scuole superiori gestite dai cattolici. Immediata la reazione dei vescovi eritrei che con la lettera pastorale rivolta al Ministro dell’istruzione pubblica, denunciano «l’arbitrario e unilaterale provvedimento assunto di recente dal governo della Nazione con la statalizzazione delle nostre cliniche e delle nostre scuole, strutture attraverso cui la Chiesa adempie la sua missione».

Di fatto, il recente sequestro delle scuole fa parte di una chiara strategia governativa contro la Chiesa iniziata due anni fa quando le autorità nazionali fecero chiudere la Scuola secondaria Santissimo Redentore del Seminario di Asmara, successivamente fecero requisire 8 strutture sanitarie e negli ultimi mesi altre 21 cliniche.

Con franchezza i vescovi rivendicano i diritti e doveri inerenti alla natura e missione della Chiesa che oltre al «compito primario annunciare la parola di salvezza, intrinseca a tale mandato è la “promozione integrale” della persona umana… Di qui il suo impegno non secondario nei campi dell’istruzione, della sanità e dello sviluppo sociale in generale».

I quattro vescovi eritrei guidati da mons. Mengesteab Tesfamariam, arcivescovo metropolita di Asmara, rappresentanti della comunità cattolica, il 3% su una popolazione di circa 6 milioni di abitanti, nella loro missiva evidenziano come in riferimento alle scuole recentemente nazionalizzate «non sono state citate dalle autorità giustificazioni del Provvedimento». E aggiungono: «Né d’altronde ce ne potrebbero essere: non ci sono state trasgressione delle norme amministrative scolastiche, nessuna infrazione delle regole…».

Inoltre l’espropriazione delle strutture scolastiche rappresenta anche una violazione dei diritti dei genitori. «Lo stato ha il dovere di riconoscere e rispettare i diritti universali dei genitori in materia, e questi ultimi hanno il diritto di scegliere i programmi e gli indirizzi scolastici che ritengono preferibili per i loro figli», annotano i leader ecclesiali.

In conclusione i pastori si appellano alle autorità competenti affinché «le recenti risoluzioni vengano rivedute e il conseguente corso d’azione tempestivamente fermato».

Nella foto il chiostro della Cattedrale cattolica di Asmara che ospita una scuola. (Foto: David Stanley)