Verso il voto / Primarie in Kenya
Le elezioni generali dell’8 agosto si avvicinano e l’atmosfera politica kenyana è sempre più surriscaldata. Lo si è visto con le primarie, indette dai principali partiti per la scelta popolare degli uomini da posizionare a livello nazionale e locale. Un voto che è costato la vita ad almeno due persone.

Le primarie, in cui i cittadini hanno scelto i candidati dei propri partiti per la competizione elettorale di agosto, si sono svolte nel caos e tra le polemiche, con non pochi episodi di grave violenza, sia nelle contee più periferiche che nella stessa Nairobi. La posta in gioco era alta: la possibilità di correre per diventare governatore in una delle 47 contee del nuovo assetto amministrativo del paese o per un seggio nel parlamento nazionale.

Con la nuova Costituzione entrata in vigore nel 2013 e l’effettivo decentramento del potere e della gestione di una parte consistente del budget nazionale, il posto di governatore è diventato ovviamente molto ambìto, tanto che la lotta interna agli stessi partiti per essere il candidato di bandiera da presentare alle elezioni, è stata veramente accanita e giocata a tutto campo, spesso in modo ben poco legale.
Molti sono stati i risultati annullati, le operazioni che hanno dovuto essere ripetute o posticipate, i seggi in cui le schede sono state incendiate, le accuse di brogli, i ricorsi ai comitati elettorali interni in entrambi i principali schieramenti, quello al governo, conosciuto come Jubilee e guidato dal presidente uscente, Uhuru Kenyatta, e quello cui aderiscono alcuni dei più importanti partiti d’opposizione del paese, conosciuto come Nasa (National super alleance), guidato da Raila Odinga.
Chi alle primarie non ce l’ha fatta ad emergere, potrebbe avere ancora la possibilità di registrarsi alla commissione elettorale (Iecb) come candidato indipendente, e molti useranno quest’ultima opportunità.

Le primarie hanno riservato non poche sorprese in entrambi gli schieramenti. Molti pezzi da novanta, fino ad ora portatori di pacchetti consistenti di voti in vaste zone del paese, sono stati esclusi dalle prossime elezioni proprio da questo voto popolare. I cittadini, che evidentemente hanno potuto giudicare più da vicino le performance dei propri rappresentanti nell’ultima legislatura, hanno esercitato in modo radicale il diritto di scelta, escludendo noti parlamentari e senatori, e bocciando potenti governatori. Ovviamente è anche possibile che gli avversari siano stati più allettanti, in molti e diversi modi. Sui mass media locali si è addirittura aperta una discussione sulla liceità di offrire ed accettare denaro in cambio del voto e sorprendentemente, almeno per noi, i pareri erano variegati. Evidentemente la pratica è diffusa e non è percepita come illegale.

Molti osservatori dicono che le primarie non sono state che la prova generale di quello che potrebbe accadere in agosto. Le violenze post elettorali, che ormai molti considerano come prevedibili se non si corre ai ripari in tempo, potrebbero essere diffuse, più per i posti a livello di contea che per quelli a livello nazionale.

Fino alla settimana scorsa, infatti, la rielezione del presidente Kenyatta era data per scontata. L’alleanza di opposizione (Nasa) ha molto faticato a trovare un accordo sullo sfidante alla presidenza e sui posti che avrebbero ricoperto i rappresentanti degli altri partiti, tutti importanti ed ambiziosi. Solo la settimana scorsa, dopo molti rinvii, in un’affollata manifestazione all’Uhuru Park, nel centro di Nairobi, i giochi sono stati comunicati ai sostenitori. Raila Odinga, capo dell’Orange Democratic Movement (Odm) sfiderà Kenyatta alla carica di presidente, come in effetti era previsto, ma non scontato fino all’ultimo momento. Se eletto, il suo vice-presidente sarà Kalonzo Musyoka, del Wiper party (Wp).

Sempre in caso di vittoria del Nasa, sarà attivata la carica di primo ministro, che sarà ricoperta da Musalia Mudawadi (Amani party), il quale avrà due vice: Moses Wetang’ula (Ford Kenya party), e Isaac Ruto (Chama Cha Mashinani), autorevole governatore di Bomet, nella Rift Valley centrale, finora schierato con il Jubelee. Cinque personaggi che, di fatto, rappresentano quasi tutto il gota del mondo politico keniano.

Ben pochi avrebbero scommesso che avrebbero trovato un accordo, che è stato scritto, firmato e presentato all’equivalente keniano di un notaio. A quanto pare l’intesa ha previsto clausole non solo riguardo alle posizioni di governo: sembra, ad esempio, che Odinga si sia impegnato a ricoprire la carica di presidente per un solo mandato. Ma ora che l’hanno trovato, se riusciranno ad arrivare alle elezioni mantenendosi uniti come sono sembrati la scorsa settimana sul palco dell’Uhuru Park, le elezioni potrebbero riservare qualche sorpresa.

I prossimi tre mesi vedranno molte discussioni, la diffusione di velenose voci finalizzate a mettere zizzania nello schieramento avversario, ancora qualche cambio di cappello e molto lavoro della commissione elettorale per preparare in modo accurato le operazioni di voto e i funzionari che dovranno garantirne il corretto svolgimento. E speriamo che l’8 agosto dimostri che il Kenya è un paese emergente e maturo, non solo dal punto di vista economico, ma anche politico.

Il candidato comune delle opposizioni, Raila Odinga (a sinistra) e il presidente uscente, candidato della coalizione Jubelee per un secondo mandato, Uhuru Kenyatta (a destra).