Nell’Africa centrale e occidentale sempre più bambini e bambine restano fuori dalle aule scolastiche a causa di instabilità politica, terrorismo ed effetti della crisi climatica. Una situazione aggravata negli ultimi mesi anche dal calo degli aiuti internazionali per le situazioni di emergenza.
Nella vasta regione le chiusure delle scuole sono quasi raddoppiate dal 2019, arrivando a 14.829 istituti in meno nella prima metà del 2025, con un totale di oltre 3 milioni di bambini esclusi dal sistema dell’istruzione.
I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto congiunto di UNICEF e Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), pubblicato il 9 settembre, nel quale si nota che nel 2023 la regione da sola raccoglieva il 22% dei 272 milioni di bambini rimasti fuori dalla scuola in tutto il mondo.
Tra le aree di maggiore crisi ci sono i paesi del Sahel centrale (Burkina Faso, Mali, Niger e Ciad), da oltre un decennio interessati dalla diffusione del terrorismo di matrice jihadista, dove si è passati dalle circa 2mila scuole chiuse nel 2019 alle 8.400 di quest’anno.
Preoccupante la situazione anche nel nord della Nigeria, nel sud-ovest del Camerun e nell’est della Repubblica democratica del Congo, dove 1.786 scuole sono rimaste chiuse da gennaio 2024, coinvolgendo oltre mezzo milione di studenti e 12.700 insegnanti.

Sistemi educativi al collasso
Sono tutte zone dove conflitti e terrorismo persistono da diversi anni, rendendo l’abbandono scolastico non più una situazione isolata nel tempo, ma piuttosto una crisi che perdura e che rischia di compromettere il futuro di più generazioni.
L’UNICEF parla del rischio di “un collasso prolungato del sistema educativo della regione”, sottolineando l’urgenza di misure di sostegno. L’appello delle due agenzie umanitarie ai donatori internazionali è ad intensificare gli aiuti, diminuiti di circa il 25% quest’anno, con un deficit stimato di 745 milioni di dollari.
Rischi collaterali
Bambini e bambine, fa notare il rapporto, non solo vengono privati del diritto all’istruzione, ma diventano anche preda di reclutamento da parte di gruppi armati, lavoro forzato, violenza fisica e sfruttamento sessuale.
Per bambine e ragazze inoltre, aumenta il rischio di matrimoni forzati e gravidanze precoci.
La crisi climatica
La situazione è aggravata in molti casi dagli effetti disastrosi della crisi climatica.
Nel giugno scorso, in Nigeria, 2,2 milioni di bambini sono stati costretti a lasciare la scuola a causa delle inondazioni, che hanno colpito 30 dei 36 stati del paese con 269 morti e 640mila sfollati.
Nell’ottobre 2024, circa 10 milioni di bambini in Nigeria, Mali, Niger e Rd Congo non frequentavano la scuola a causa di gravi inondazioni, secondo un rapporto di Save the Children.
Le raccomandazioni
UNICEF e NRC raccomandano ai governi l’applicazione di misure rigorose, come il divieto di uso militare degli istituti e l’istituzione di meccanismi di monitoraggio per garantire scuole sicure, dal livello centrale a quello locale.
Si chiede inoltre di integrare nei piani educativi il supporto psicosociale, la protezione, la salute e la nutrizione, e di sviluppare sistemi di allerta, piani di emergenza e percorsi di apprendimento flessibili o accelerati per sfollati interni, rifugiati e ragazze, le più vulnerabili.