Spese militari italiane
La commissione difesa del senato ha approvato alcuni programmi di acquisto di armi per le forze armate da spendere nel periodo 2010-2018. Il silenzio-assenso del Pd.

Si tratta del programma relativo a 10 elicotteri per soccorso e ricerca destinati all’Aeronautica militare, per un costo di 200 milioni di euro, da ripartire nel periodo 2010-2018; del siluro per sommergibile U212, per un valore di 125 milioni; di armamenti controcarro da montare sugli elicotteri di attacco, del valore di 200 milioni di euro; di un’unità navale di supporto subacqueo polivalente e del relativo supporto logistico con compiti di ricerca e soccorso e di appoggio incursori, che dovrebbe sostituire la nave Anteo, giunta oramai, al termine della sua vita operativa, con un costo di 125 milioni.

È prevista la realizzazione di un hub aereo nazionale presso l’aeroporto di Pisa, per la gestione dei flussi aerei di personale e materiali, in grado di assicurare il collegamento con le principali linee navali, ferroviarie e stradali. Tale struttura potrà esser messa a disposizione della Nato e dell’Unione europea in caso di crisi internazionali e di calamità naturali. Il relativo onere è di 63 milioni.

Altri programmi sono inerenti all’acquisto di mortai da 81 mm, per un valore di 22 milioni, e un altro Defence Information Infrastructure (Dii) per lo scambio di informazioni fra diversi paesi, del valore di 236 milioni.

Questi programmi sono stati approvati con l’astensione del Partito democratico. Tuttavia, va segnalato che al senato l’astensione vale come voto contrario. La commissione ha esaminato la questione in appena due sedute per una manciata di minuti: meno di un’ora!

È evidente che programmi che comportano impegni di spesa di tale rilevanza, con profondi riflessi sul piano strategico, militare e industriale, meriterebbero un diverso livello di approfondimento, dando ad esempio la possibilità ai sindacati e alla società civile di potersi esprimere. Inoltre, dovrebbe essere chiarito a cosa servano queste armi, in un contesto così diverso dal passato, per evitare di fare un regalo a Finmeccanica, una delle principali società produttrici di armi e controllata dal ministero dell’economia.

Il governo, mediante tali programmi, attua una precisa scelta politica e individua nel settore militare un comparto produttivo da supportare per favorire l’economia. La riduzione della spesa militare, che per altro sta avvenendo anche in altri paesi, come Germania e Regno Unito, consentirebbe, invece, di reperire le risorse necessarie per la scuola e l’università, che sono ormai al collasso, grazie ai tagli draconiani apportati dal governo Berlusconi. Afferma Maurizio Simoncelli, vice presidente di Archivio disarmo: «Appare preoccupante tale spesa in armamenti, sia in quanto essa viene approvata in un momento di drammatici tagli allo stato sociale (scuola, università, sanità, ecc.), sia perché è impegnativa anche per i prossimi anni, a fronte di piani governativi che intendono tagliare ulteriormente nel settore pubblico».

Nei prossimi giorni anche la Commissione difesa della camera si dovrà pronunciare in merito. È bene, quindi, che la società civile, le forze politiche e sociali facciano sentire la propria voce per invertire le priorità e procedere a una riduzione delle spese per la difesa, fra le più alte in Europa.