Niger, Usa e jihadismo
Lo scorso 4 ottobre, quattro Berretti verdi Usa e cinque soldati nigerini sono stati uccisi nel deserto del Niger da terroristi del gruppo Stato islamico. Caduti in un’imboscata, la versione ufficiale. Operazione militare per catturare un capo jihadista, la ricostruzione delle rete tv ABC. L’episodio solleva domande sul ruolo dei servizi di sicurezza e sulla effettiva consistenza e sulle basi delle forze militari americane nel paese saheliano.

Com’è vero che la prima vittima della guerra è la verità! Ce lo viene a confermare la vicenda dell’“imboscata” che nel deserto del Niger, il 4 ottobre, era costata la vita a quattro Berretti verdi americani e a cinque nigerini. Ora spuntano nuovi elementi che vengono a smentire la versione ufficiale americana dei fatti: La rete televisiva ABC, infatti, in un racconto dettagliato dell’accaduto, citando fonti militari nigerine e servizi di intelligence americani, dice che in realtà si trattava di una missione di combattimento. Altro che imboscata!

La versione dello stato maggiore americano dice che si è trattato di una semplice ricognizione. Dodici soldati americani delle forze speciali e trenta nigerini stavano rientrando dal villaggio di Tongo Tongo, a una ventina di chilometri dalla frontiera con il Mali, quando il convoglio è stato attaccato da una cinquantina di jihadisti, aderenti al gruppo Stato islamico.

Secondo il racconto della ABC, invece, la realtà sarebbe diversa. Si trattava sì all’inizio di un’operazione di ricognizione, ma che si è trasformata, in fase di realizzazione. L’obiettivo era divenuto molto più offensivo: si trattava di catturare «vivo o morto» un capo jihadista dello Stato islamico identificato con il nome di codice Dadou.

«Si doveva fare andata e ritorno in giornata ? racconta una fonte dei servizi americani alla tv ABC – ma si sono trattenuti così a lungo, dato che lo scopo della missione era cambiato, da farsi intercettare e attaccare».

La versione ufficiale racconta, invece, che dopo un’ora di intensi combattimenti, erano stati chiesti rinforzi, che però, secondo la versione di un graduato nigerino citato da ABC, erano stati rifiutati dall’esercito americano. Altro interrogativo: i servizi segreti americani, secondo la versione ufficiale, non erano coinvolti; ABC, invece, dice che la Cia, l’agenzia di spionaggio Usa, era parte della missione.

E non ultimo: il corpo del quarto soldato americano ritrovato a 2 km dal luogo dell’“imboscata”, 48 ore più tardi, non sarebbe stato riportato dall’esercito nigerino, ma restituito dalla gente del villaggio. Tutte incoerenze che il Pentagono si rifiuta di commentare.

Solo addestratori?

Abbiamo ormai capito che anche in Niger ci sono tensioni simili a quelle dell’Afghanistan o dell’Iraq. Ma che ci facevano quei soldati americani con quelli nigerini a pochi chilometri dal confine con il Mali? Ufficialmente i soldati americani si trovano nel paese per addestrare le truppe locali. Ma è noto che il Niger è diventato per Washington un crocevia importante. Ecco quindi le operazioni di combattimento. Quanti sono i soldati americani in Niger? Il presidente Trump ha parlato di 645 militari, che però potrebbero aumentare nei prossimi mesi.

L’avventura americana in Niger ha preso inizio nel 2013 per ordine dell’ex presidente Barack Obama. Si intendeva stanziare un piccolo contingente, il secondo distaccamento del 409° Air Expeditionary Group, per gestire un numero imprecisato di droni MQ-9 reaper nella base nigerina 101 presso l’aeroporto internazionale Hamani a Niamey, la capitale del paese. Africom (il comando militare Usa per l’Africa con sede a Stoccarda) confermava la consegna di qualche velivolo e alcuni automezzi all’esercito locale.

La svolta però arriva un anno dopo. Il Congresso autorizza la costruzione di una seconda struttura presso la base 201 accanto all’aeroporto internazionale di Manu Dayak ad Agadez, città nel centro del paese. Un’operazione, secondo la piattaforma web The Intercept, costata almeno 100 milioni di dollari. Oggi dopo circa tre anni la presenza americana è accertata.

Quelle delineate finora sono operazioni che riguardano principalmente le attività dell’aviazione. Ma diversi sono i segnali sparsi nei siti dell’amministrazione americana che mostrano come la rete statunitense sia più diffusa di quanto si pensi. Ma resta però una domanda: dove sono stanziati i soldati, i Berretti verdi che addestrano le truppe e prendono parte ai pattugliamenti? A rispondere ci ha provato un giornalista americano freelance, Joseph Trevithick, entrato in possesso di un interessante bando di richiesta di fornitura di carburante in cinque diverse località del Niger. Una delle basi più significative è quella di Ouallam, cittadina a metà strada tra Niamey e Tongo Tongo dov’è avvenuto “l’agguato”. Plausibile pensare che in quel villaggio ci sia un contingente americano. Forse delle forze speciali?

Berretti verdi. Una fase di addestramento in Niger.