ALTRE AFRICHE
Davide Maggiore

La scena iniziale di Americanah, romanzo della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, è ambientata in un salone di parrucchiere. La protagonista del libro, Ifemelu, vede la pettinatura come un simbolo della sua identità che cambia. E nonostante sia un personaggio fittizio, non è un caso unico. Sono tanti i significati che un’acconciatura può trasmettere: artistici, sociali, politici – e alcuni esempi notevoli arrivano proprio dall’Africa.

Uno è quello di Laetitia Ky, ivoriana poco più che ventenne: «Voglio esprimere la bellezza della differenza, dell’unicità: vivo in un paese di persone straordinariamente creative. Purtroppo queste persone restano nell’ombra e non si esprimono, per paura di essere giudicate», ha dichiarato in una delle tante interviste in cui ha illustrato la sua particolare idea d’arte. Laetitia pettina i suoi capelli in modo da disegnare le forme più diverse: uno stumento musicale, una pianta, una lampadina, persino un paio di mani. Poi carica le foto sui social, con grande successo: il suo profilo Instagram conta circa 128 mila followers. E attraverso queste immagini, la giovane ivoriana trasmette anche messaggi carichi d’impegno: con una delle sue acconciature ha sostenuto la campagna #MeToo contro la violenza sulle donne. Con un’altra, a forma di pistola, ha preso posizione contro la diffusione delle armi da fuoco.

Più datate, meno elaborate ma portatrici di un messaggio altrettanto potente, le capigliature degli ex guerriglieri Mau Mau in Kenya: molti di loro, anche dopo l’indipendenza del paese, rifiutarono di tagliare i capelli, che avevano lasciato crescere durante la lotta anticoloniale. La scelta voleva ricordare la loro storia e, in vari casi, il mancato riconoscimento  dei loro sacrifici. E di recente, a fare dei capelli – stavolta finti – un simbolo è stato il politico sudafricano Julius Malema. Non nuovo a polemiche, il leader del movimento di sinistra radicale Economic Freedom Fighters si è rivolto ai magistrati di Zimbabwe e Kenya, criticando la consuetudine – ereditata dalla dominazione britannica – di portare parrucche durante le udienze. «Significa forse – ha provocato – che possiamo pensare solo quando portiamo i capelli di un bianco?».

La questione può sembrare di poco conto: in realtà è, nel senso più profondo del termine, simbolica. Da anni, in Africa, molte donne scelgono di portare i capelli “naturali” – senza cioè stirarli o pettinarli secondo la moda europea – per riaffermare, come Laetitia Ky e Chimamanda Ngozi Adichie, un’idea di autonomia, di indipendenza da canoni imposti dall’esterno. Un messaggio che anche il mercato sta cogliendo: se in Sudafrica, ancora nel 2010, l’80% del giro d’affari dei parrucchieri era rappresentato da prodotti per rendere più lisci i capelli, oggi le catene più diffuse del settore hanno scelto di lanciare linee dedicate allo stile naturale, e guadagnano spazio anche le fiere specializzate.