Rd Congo / UNHCR

Oltre 1 milione e mezzo di persone senzatetto nella Repubblica democratica del Congo sono indigenti e vulnerabili a malattie e sfruttamento. A lanciare l’allarme è l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) che ha condotto un’indagine in 7 delle 26 province.

Il portavoce Charlie Yaxley afferma che la portata limitata della ricerca presenta solo un quadro parziale del fenomeno dei senzatetto in tutto il paese e che il numero reale è dunque sicuramente più alto.

I senzatetto hanno poca protezione contro gli elementi naturali o gli attacchi di intrusi. Sono esposti a malattie e le donne e le ragazze che vivono in insediamenti spontanei sono a grande rischio di violenza sessuale.

La situazione è particolarmente difficile nel settore orientale dove continua ad esserci un numero costante di attacchi di milizie armate e «molte persone vengono lasciate senza riparo e case, semplicemente perché le organizzazioni umanitarie hanno difficoltà di accesso».

Nella provincia dell’Ituri, la violenza è aumentata significativamente da settembre. «Abbiamo avuto 100.000 nuovi sfollati e questo sta mettendo ancora più a dura prova la risposta umanitaria», ha detto Yaxley, aggiungendo che la situazione dell’accesso è particolarmente difficile nel Nord Kivu dove, oltre ai gruppi armati, è in atto un’epidemia di ebola.

A frenare gli aiuti è anche la carenza di fondi versati quest’anno all’UNHCR: meno della metà del suo budget di 200 milioni di dollari per le operazioni umanitarie nel paese.

In vista delle elezioni del 23 dicembre, che si teme possano scatenare nuove violenze anche nella capitale, sabato gli Stati Uniti hanno ordinato al personale governativo non di emergenza e ai familiari di dipendenti del governo di lasciare il paese avvertendo d’avere “una limitata capacità di fornire servizi di emergenza” ai cittadini statunitensi situati fuori Kinshasa, in particolare nel settore orientale e nelle tre province del Kasai, dove è stato rinnovato il consiglio di evitare viaggi. Il Regno Unito, il Canada e altri paesi hanno emesso avvisi di viaggio simili. (Voice of America)

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