Repubblica Democratica del Congo

l capo della Missione Onu nella Repubblica Democratica del Congo (Monusco), Martin Kobler, si è offerto di mediare nel dialogo nazionale avviato dal Presidente Josesph Kabila in vista delle prossime elezioni locali, politiche e presidenziali, il cui calendario è però ancora da definire.

Kabila ha aperto il dicalogo iniziando una serie di consultazioni con le varie parti perché l’opposizione in particolare contesta che le scadenze elettorali (elezioni locali, provinciali, politiche e presidenziali da qui al 2016) finora proposte, ritenute troppo fitte e ravvicinate, e chiede un nuovo calendario elettorale. C’è inoltre il sospetto che in questo modo Kabila intenda prolungare oltre il dovuto il suo mandato che scade nel 2016 . L’ipotesi di un terzo mandato di Kabila, in violazione della Costituzione, aveva suscitato già a gennaio forti proteste, sfociate in scontri con morti e feriti .

Opposizione politica e la società civile hanno comunque accolto la proposta di dialogo nazionale “con molta diffidenza, sospettando un’ennesima manovra per ottenere un rinvio delle scadenze elettorali e mantenere al potere lo stesso presidente oltre il 2016, un sospetto legittimato anche dal persistente silenzio del principale interessato. “Questo perché, spiega una nota la Rete Pace per il Congo, non sono state fornite informazioni sufficienti su data, durata, luogo, partecipanti, contenuti, metodologia, finalità e obiettivi” del dialogo nazionale”.

Secondo la nota, per essere realistico il dialogo deve svolgersi nel pieno rispetto della Costituzione, senza che essa sia strumentalizzata per interessi personali o di gruppo; svolgersi sotto la guida di una personalità neutra e indipendente, come un rappresentante dell’Onu o della società civile; limitarsi alla sola questione dell’organizzazione delle elezioni, nel rispetto delle scadenze elettorali fissate dalla Costituzione; rivedere l’attuale calendario elettorale, ritenuto da molti irrealistico e irrealizzabile, soprattutto per le molte scadenze elettorali previste in un tempo troppo breve (poco più di un anno); assicurarsi che il governo garantisca il finanziamento di tutte le tappe elettorali; garantire la sicurezza della popolazione e il rispetto dei diritti umani, inclusa la libertà di espressione e di manifestazione, prima, durante e dopo ogni periodo elettorale. (Fides)