R.D.Congo

Sono oltre 120 i brutali attacchi subiti negli ultimi due anni dalla popolazione nel territorio di Beni, Nord Kivu, in cui sono rimasti uccisi quasi 700 civili. È quanto denuncia un rapporto di Human Right Watch pubblicato lo scorso 7 ottobre, che si basa su cinque ricerche condotte sul campo dall’associazione, unitamente alle testimonianze di oltre 160 persone, tra cui vittime degli attacchi, membri dell’esercito congolese e funzionari, del governo, delle Nazioni Unite.

Il territorio è infatti affidato alla protezione dell’esercito governativo e della Monusco, la missione di pace dell’Onu. Nel 2013 fu istituita una “Brigata di intervento” apposita per contrastare l’attività dei gruppi armati, in particolare contro le Forze Democratiche Alleate (Adf), un gruppo jihadista nato in Uganda e attivo nella zona fin dal 1996 e che diversi funzionari dell’esercito e delle Nazioni Unite accusano di essere il principale responsabile di questi attacchi.

Tuttavia, i massacri ai danni della popolazione, condotti con armi da fuoco ma soprattutto con asce e machete, non si sono fermati e continuano tuttora. Le ricerche indipendenti condotte da diverse organizzazioni evidenziano il coinvolgimento anche di altri gruppi armati, numerosi nella zona, e di membri dello stesso esercito congolese: le responsabilità, i mandanti e le motivazioni degli attacchi restano oscuri, e la popolazione continua a vivere nella paura. In un comunicato inviato all’agenzia Fides, una Ong locale denuncia l’ultimo episodio avvenuto domenica 9 ottobre, che ha causato diversi morti e feriti, oltre che la distruzione di case e di una scuola. Data la condizione di instabilità del paese dovuta alla crisi politica, il governo congolese non è in grado di tenere sotto controllo la situazione, che richiede però immediata attenzione. (Hrw / Fides)