Rd Congo / Salute

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato che inizierà a utilizzare un secondo vaccino sperimentale contro l’Ebola nella Repubblica democratica del Congo nell’ambito degli sforzi per ridurre l’epidemia che ha ucciso più di 2.000 persone in 13 mesi nelle province orientali del Nord Kivu e Ituri.

Il vaccino, prodotto dalla società statunitense Johnson & Johnson, sarà introdotto da metà ottobre e integrerà un altro vaccino prodotto dal colosso farmaceutico statunitense Merck, che fino ad oggi è stato somministrato a circa 225mila persone. Entrambi sono vaccini sperimentali, e dunque non autorizzati.

L’introduzione di un secondo vaccino è stata però fonte di controversie tra i funzionari sanitari della Rd Congo con l’ex ministro della salute Oly Ilunga Kalenga – al quale a luglio era stata tolta la supervisione della risposta di Ebola – si è opposto all’uso del secondo vaccino, sostenendo che ci siano prove che sia sicuro o efficace e potrebbe confondere le popolazioni locali, già in parte diffidenti.

Ieri, inoltre, l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) ha criticato l’Oms per la lentezza con cui procedono le vaccinazioni, accusando l’agenzia sanitaria delle nazioni Unite di esagerata parsimonia nella gestione dei vaccini. Secondo Msf, ormai, tra le 450mila e le 600mila persone avrebbero dovuto essere immunizzate. «È come dare ai vigili del fuoco un secchio d’acqua per spegnere un incendio, ma permettendo loro di usare solo una tazza di acqua al giorno», ha dichiarato Natalie Roberts, coordinatrice dell’emergenza di Msf.

Commentando le critiche, il portavoce dell’Oms Tarik Jasarevic ha affermato che l’agenzia sta gestendo con cura il «numero finito di dosi disponibili». «Se tutte le dosi venissero inviate alla Rd Congo, non ci sarebbero riserve disponibili per rispondere qualora emergessero casi in uno dei paesi vicini ad alto rischio», ha spiegato Jasarevic ad Al Jazeera.

I timori di una possibile diffusione regionale sono aumentati di nuovo all’inizio di questo mese con tensioni diplomatiche tra l’Oms e il governo della Tanzania, colpevole di non aver condiviso informazioni dettagliate su casi sospetti di virus nel paese. (News 24)