Rd Congo

Dopo quasi un anno di attesa e di stallo, e una settimana dopo la visita dell’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, la commissione elettorale della Repubblica democratica del Congo (Ceni) ha annunciato ieri la data delle prossime elezioni generali. Le elezioni presidenziali, legislative e provinciali si svolgeranno il 23 dicembre 2018.

La commissione aveva finora affermato che non era tecnicamente ed economicamente possibile tenere le tre elezioni entro l’aprile 2019, ma la pressione internazionale ha contribuito a ridurre i tempi di attesa, promettendo in cambio sostegno logistico e nuove risorse finanziarie. “Speriamo che i partner contribuiscano ad aiutare la Ceni, e non solo le ong”, ha dichiarato polemicamente il presidente, Corneille Naanga Yobeluo.

Secondo il nuovo calendario, il presidente Joseph Kabila, il cui secondo ed ultimo mandato costituzionale è scaduto il 20 dicembre 2016, rimarrà al potere fino alla data prevista per il giuramento del suo successore, il 12 gennaio 2019.

Sarà necessario attendere invece fino al 6 marzo 2019 per vedere rinnovato il Senato, un’elezione che non ha avuto luogo dal 2006. Quindici giorni dopo, avrà luogo l’elezione di governatori e vice governatori. Per quanto riguarda le elezioni locali e la nomina dei consiglieri comunali si terrà per la prima volta il 22 settembre 2019.

Nel programma si specifica, inoltre, che i congolesi all’estero potranno finalmente votare. Saranno inscritti a partire dal 1 luglio 2018, un mese dopo la revisione del registro degli elettori che vivono nel paese. In totale si tratta di oltre 40 milioni di elettori già iscritti.

Per Naanga, questo calendario “rispetta l’accordo politico di San Silvestro” che in linea di principio prevedeva però che le elezioni si volgessero alla fine del 2017.
Non piace, invece alle opposizioni. Felix Tshisekedi, presidente della coalizione d’oppositori Rassemblement, lo ha respinto immediatamente definendolo “inaccettabile”. Parlando di violazione della Costituzione e dell’accordo di Capodanno 2016, Tshisekedi afferma anche di non riconoscere più né il governo né la Ceni. Un rifiuto condiviso da Eve Bazaïba Masudi, segretaria nazionale del Mouvement de libération du Congo (Mlc) e dal potente ex governatore del Katanga, Moise Katumbi, che dall’esilio ha twittato: “Il regime predatorio vuole prolungare l’instabilità e la miseria del popolo. Non accettiamo questo calendario di fantasia”.

La Conferenza episcopale nazionale congolese (Cenco) – che ha avuto un ruolo primario nell’agevolare il dialogo politico che ha portato alla firma dell’accordo del 31 dicembre 2016 e in seguito non ha smesso di cercare, insieme ai partner internazionali, una soluzione alla crisi – non ha ancora reso nota la sua posizione ufficiale. (Rfi / Reuters)

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