Rd Congo / HRW

L’organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha pubblicato ieri un rapporto, intitolato “Special Mission”, nel quale si accusano alti ufficiali della Repubblica democratica del Congo (RdC) di aver segretamente reclutato ex ribelli nemici del M23, per soffocare la protesta popolare contro il presidente Joseph Kabila, un anno fa.

Ieri però, il ministro congolese dei Diritti Umani, Marie-Ange Mushobekwa, ha definito “ridicolo” anche solo immaginare che il governo abbia avuto bisogno di reclutare ex ribelli per supportare la polizia o il l’esercito, rigettando le “accuse” contenute nel rapporto.

Da parte sua, HRW difende la solidità della sua metodologia di raccolta delle informazioni, basata su “oltre 120 interviste, tra cui vittime di abusi, familiari, testimoni, attivisti locali, nove ufficiali di polizia e membri dei servizi di sicurezza congolesi, funzionari governativi e delle Nazioni Unite e diplomatici, oltre a 21 combattenti, comandanti e leader politici del M23”. La ricerca, fa sapere l’organizzazione, è stata condotta “a Kinshasa, Goma e Lubumbashi, in Congo, in Uganda, in Rwanda e a Bruxelles, in Belgio, da dicembre 2016 a novembre 2017”.

HRW accusa il regime d’aver arruolato almeno 200 ex combattenti del M23 esiliati in Rwanda e Uganda dopo la loro sconfitta nel settore orientale della Rd Congo, nel novembre 2013. Questi ex miliziani sarebbero stati reclutati per sedare le proteste contro Kabila, il 19 e 20 settembre 2016 a Kinshasa. Una repressione che ha provocato almeno 62 morti, secondo la ong. Successivamente, sarebbero stati nuovamente espulsi nei due paesi di provenienza, senza essere stati prima disarmati.

Da parte sua l’M23 conferma i reclutamenti, ma il presidente della milizia, Bertrand Bisimwa, critica il rapporto per aver usato il nome del gruppo armato – cosa che definisce “inaccettabile” – precisando che ad essere ingaggiati come mercenari sono stati solo “disertori e indisciplinati”, già cacciati in precedenza dal movimento. (Rfi / Human Rights Watch)

Nella foto: polizia vicina ai corpi di persone uccise durante le proteste a Kinshasa, il 19 settembre 2016. (John Bompengo/AP)