R.D.Congo

L’Alto commissari Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha chiesto ieri che venga aperta un’inchiesta “indipendente, trasparente e credibile” che individui i responsabili degli scontri del 19 e 20 settembre nella capitale della Repubblica democratica del Congo, Kinshasa. Secondo l’Onu, il “ricorso eccessivo alla violenza e alle armi” da parte delle forze di sicurezza ha provocato almeno 53 morti, molti dei quali colpiti da proiettili sparati alla testa e al torace, e dunque “con l’intenzione di uccidere” evidenzia l’ufficio delle Nazioni Unite, che sostiene che la violenta repressione degli oppositori sia stata “pianificata” e che “si rischi una crisi di ampia portata molto presto”. A provarlo sarebbe anche l’arresto di giornalisti e fotografi, avvenuto prima dell’inizio degli scontri. I morti sono almeno 53 secondo l’Onu – tra cui 4 poliziotti e 49 civili – e 127 i civili feriti. La polizia parla di 32 morti, mentre l’opposizione sostiene ci siano state dalle 50 alle 100 vittime. Da tempo le Nazioni Unite segnalano un aumento delle violazioni dei diritti umani nel paese.
I sostenitori dell’opposizione protestano contro lo slittamento delle elezioni generali di novembre, accusando il presidente Joseph Kabila di voler in questo modo estendere il suo mandato in modo incostituzionale per un altro anno. Anche i recenti tentativi di colloqui tra le parti politiche per trovare accordi che permettano di uscire dalla crisi, sono sospesi.

Anche nelle province la tensione resta alta. Il Nord Kivu, nel nordest, è da decenni territorio di gruppi armati e movimenti di guerriglia congolesi e non solo, mentre nel capoluogo del Kasai Centrale, Kananga, il 22 e 23 settembre. Gli scontri tra soldati e miliziani del defunto capo tradizionale Kamwena Nsapu, per il controllo dell’aeroporto, avrebbero causato 49 morti, di cui 27 miliziani, 16 militari e poliziotti, e 6 civili. (Rfi / Fides)