Rd Congo / Sud Kivu

Si è aperto il 9 novembre scorso davanti al tribunale militare di Kavumu, nel Sud Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo, il processo a diciotto miliziani, accusati d’aver stuprato 46 bambine, alcune delle quali di appena 18 mesi tra il 2013 e il 2016.
Tra gli imputati, chiamati a rispondere di stupri, uccisioni e organizzazione di un gruppo armato, c’è anche il deputato provinciale Frederic Batumike, presunto leader della milizia. Tutti negano le accuse.

“L’inizio del processo è un segnale forte nella lotta contro l’impunità”, ha dichiarato l’agenzia di stampa Reuters, Jean Chrysostome Kijana, attivista per la tutela dei diritti umani che rappresenta le vittime. Ma gli stessi gruppi di advocacy locali fanno anche notare che le accuse sono particolarmente difficili da provare, perché le vittime sono molto giovani e “Le loro famiglie erano spesso addormentate quando si sono verificate le violenze”.

Secondo il governo, la milizia di Batumike avrebbe seguito i dettami di un “consulente spirituale” secondo il quale la violenza su bambine molto piccole conferirebbe protezione soprannaturale per i combattenti.

In Congo diversi militari di alto livello e comandanti dell’esercito – oltre a peacekeepers delle Nazioni Unite – sono stati accusati e in parte poi perseguiti penalmente negli ultimi anni, ma il problema dell’uso delle violenze sessuali da parte di militari e miliziani rimane pervasivo, tanto che la Repubblica democratica del Congo è stata nominata “capitale dello stupro del mondo” da Margot Wallstrom, ex rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti. (Africanews)