Rd Congo / Ituri

Più di 300mila persone sono fuggite dalle violenze interetniche in Ituri, nella parte nord-orientale della Repubblica democratica del Congo, dall’inizio di giugno, complicando il tracciamento e il trattamento del virus Ebola, diffuso nella regione.

La scorsa settimana sono state uccise almeno 161 persone, appartenenti per lo più alla comunità Hema, colpita da attacchi multipli delle milizie Lendu, in una apparente ripresa degli scontri tra comunità agricole e pastorali.

L’UNHCR teme che l’escalation possa inghiottire vaste zone della provincia, tra le notizie di uccisioni, rapimenti e violenze sessuali scatenate contro i civili, ha detto il portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati Babar Baloch. Il governo sta cercando di portare gli scontri sotto controllo, ha aggiunto.

Dopo questo terzo massacro in due anni, la comunità Hema denuncia uccisioni organizzate e mirate e chiede un’indagine internazionale. «Perché gli Hema sono vittime di massacri dal 1999?» chiede Victor Ngona, portavoce della gente di Hema. «Ma la comunità internazionale tace, come se non ci fosse nulla in Ituri, e questo non è normale. Chiediamo un’indagine internazionale affinché i responsabili siano assicurati alla giustizia», aggiunge.

Le autorità indicano come responsabile un gruppo armato chiamato Codeco, essenzialmente composto da Lendu indottrinati, secondo il governatore della provincia. Ma il portavoce dei Lendu, Jean-Marie Ndjaza, replica che anche membri della sua comunità sono stati presi di mira.

Alla ripresa degli attacchi ai villaggi, nel 2018, la Chiesa cattolica aveva denunciato “la strumentalizzazione” delle violenze, rimproverando un “silenzio mascherato e una passività delle autorità, di fronte a questa situazione“.

A questo si aggiungono le preoccupazioni per il controllo della diffusione dell’epidemia di Ebola – già arrivata in Uganda la scorsa settimana – che ha causato 2.168 infezioni da agosto, tra cui 1.449 morti. Nella provincia dell’Ituri si è registrato circa il 10% dei contagi e delle vittime, ha detto il portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tarik Jasarevic, aggiungendo che «la mobilità della popolazione nel Nord Kivu e nell’Ituri è un fattore di rischio». (Reuters / Radio France International)

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