Rapporto Global Witness
Contratti minerari riservati, stipulati nell’ultimo anno, potrebbero generare fondi utilizzabili per spostare equilibri politici in vista del voto presidenziale. L’allarme dell'organizzazione non governativa.

Global Witness ha pubblicato un nuovo rapporto per denunciare il concreto rischio che le prossime elezioni presidenziali nella Repubblica democratica del Congo possano essere finanziate attraverso contratti minerari poco trasparenti.

Un argomento ben noto a chi segue le vicende dell’ex Congo belga, che aiuta a capire cosa accade nel paese africano quando si avvicina l’appuntamento con le urne. Difatti, la preoccupazione della ong londinese si basa su proprio quanto avvenuto nelle ultime elezioni del 2011, quando sei accordi sospetti per lo sfruttamento di risorse minerarie e petrolifere sono costati alle casse di Kinshasa 1,5 miliardi di dollari di mancati ricavi.

Un mucchio di denaro equivalente a più del doppio della spesa annuale per la salute e l’istruzione pubblica, che è stato in parte destinato a un fondo governativo per finanziare la campagna elettorale dell’attuale presidente Joseph Kabila, che nel 2011 è riuscito a vincere le elezioni, nonostante reiterate accuse di brogli e intimidazioni. Mentre il resto del denaro sarebbe finito nelle tasche di privati.

Nello specifico, ciascuna delle sei transazioni illecite ha interessato società anonime domiciliate nelle Isole Vergini Britanniche, riconducibili a un amico di vecchia data di Kabila: il magnate minerario israeliano Dan Gertler, definito dalla rivista Forbes «il volto emergente del capitalismo irresponsabile in Africa».

Il nome del controverso finanziere quarantatreenne compare ben duecento volte nei file del dossier Panama Papers, che ha rivelato il colossale archivio dello studio legale panamense Mossack Fonseca, una delle più grandi fiduciarie al mondo di società offshore.

Senza dimenticare, che le sospette attività minerarie nella R.d. Congo rientrano nell’ambito delle triangolazioni commerciali operate nei paradisi fiscali, che il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha da tempo posto sotto osservazione indicandole come uno dei fattori chiave alla base del perdurare dei conflitti, che insanguinano alcune aree del paese.

Adesso in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per novembre, si sta ripetendo la stessa storia. Dall’inizio del 2015, più di un accordo minerario è stato concluso approfittando del regime di riservatezza offerto da Tortola (Isole Vergini Britanniche), come testimonia il contratto per l’acquisizione di una miniera di rame, concluso all’inizio del 2015 tra la compagnia mineraria di stato del Congo e Fleurette Group.

Quest’ultima è la holding d’investimento attraverso cui Gertler controlla diverse concessioni minerarie nella R.d. Congo e il caso vuole che la compravendita sia stata rivelata solo parecchi mesi dopo dalla stampa locale, mentre si sono perse le tracce di un altro importantissimo accordo, annunciato nel luglio 2015, con la China Nonferrous Metal Mining Co.

Tutto questo, con il concreto rischio che i fondi ricavati da queste operazioni siano destinati a finanziare le manovre di Kabila per ritardare le elezioni e rimanere al potere, visto che è già stato eletto due volte e la Costituzione congolese gli impedisce di ricandidarsi per un terzo mandato.