Rd Congo / Nord Kivu

Tra il 2014 e il 2016 a Beni, nell’est della Repubblica democratica del Congo, i comandanti dell’esercito hanno orchestrato un’ondata di massacri, uccidendo più di 800 persone, nel corso di una campagna contro le milizie che controllano il territorio. A denunciarlo è un dettagliato rapporto pubblicato ieri dal Congo Research Group (CRG) dell’Università di New York. La ricerca si basa su 249 interviste con autori, testimoni o vittime, su 4 rapporti interni dell’Onu e su registrazioni che documentano la partecipazione alle uccisioni.

Lo studio fa luce su una serie di massari – i più macabri e misteriosi nella memoria recente – avvenuti attorno alla città di Beni, nella provincia del Nord Kivu. Citando numerosi testimoni, CRG sostiene che i comandanti dell’esercito, primo tra tutti il comandante in capo, generale Muhindo Akili Mundos, hanno sostenuto e in alcuni casi organizzato gli omicidi di massa. Durante alcuni massacri i soldati hanno fatto quadrato attorno alle vittime, in modo che non potessero scappare. Il “cambiamento di strategia – si legge nel documento –  si è verificato quando il coordinamento della campagna militare Sukola I è stato trasferito al generale Muhindo Akili Mundos alla fine di agosto 2014; Mundos è dunque personalmente coinvolto nell’organizzazione e nell’esecuzione degli omicidi”.

La relazione raccomanda l’avvio di un’indagine parlamentare e l’applicazione di sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu contro gli individui coinvolti nella violenza.

Il portavoce del governo, Lambert Mende, ha dichiarato che molti agenti di alto rango sono stati condannati per i loro ruoli nei massacri, ma ha anche criticato il CRG per aver “tentato di rivangare il passato”. Il generale, Akili Mundos, ha ripetutamente negato ogni responsabilità personale.

Secondo la relazione, i primi massacri sono stati orchestrati nel 2013 da ex leader dell’Esercito del popolo congolese (APC), ala armata della ribellione protagonista del conflitto congolese del 1996-2003. Queste milizie hanno spesso lavorato in collaborazione con le Forze democratiche alleate (FDA), milizie jihadiste di origini ugandesi attive nella zona dal 1996. Sia Kinshasa che le missioni di peacekeeping dell’Onu ritengono le FDA responsabili di quasi tutti gli omicidi.
Tuttavia, quando le uccisioni su larga scala cominciarono a diventare sistematiche, nell’ottobre 2014, fu perché “le forze governative scoprirono piani pre-esistenti per gli assassinii e risposero cooptando questi gruppi e continuando i massacri”, sostiene il report. “Per questi ufficiali – precisa il CRG – controllare i gruppi armati nella regione era più importante che porre fine alle violenze”. 

La relazione non accusa direttamente il governo centrale di aver ordinato ai comandanti locali dell’esercito di perpetrare i massacri, ma dichiara che “sarebbe stato difficile per Kinshasa essere all’oscuro delle loro azioni”. (Voice of America / Actualitè.Cd)