Rd Congo / Monusco

Il 31 marzo il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato il prolungamento di un anno (31 marzo 2018) e l’ulteriore riduzione delle dimensioni della Monusco, la sua più grande e costosa missione di pace, operativa dal 1999 nella Repubblica Democratica del Congo.

Approvando una risoluzione presentata dalla Francia, il Consiglio ha deciso di tagliare 3.600 dei 16.215 militari, a cui si aggiungono 660 osservatori militari e ufficiali di stato maggiore, 391 poliziotti e 1.050 membri delle unità di polizia, per un totale di 18.316 uomini. Le priorità strategiche, evidenzia la risoluzione, restano “contribuire a garantire la protezione dei civili e sostenere l’attuazione dell’accordo del 31 dicembre 2016 e il processo elettorale”.

Di recente alcuni Stati membri del Consiglio di sicurezza, hanno espresso il desiderio di tagliare la spesa per il mantenimento della missione in Rd Congo. Tra questi anche la nuova amministrazione statunitense del presidente Trump. Chiedendo il ridimensionamento della Monusco, mercoledì scorso, l’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Hailey, ha affermato che in questi anni la missione di pace ha stabilito una partnership con il “corrotto” governo di Kinshasa.

Nella regione nord orientale del Kivu, la Monusco è stata determinante nella sconfitta del M23, il più grande gruppo ribelle in Congo, attraverso la creazione di brigata speciale, autorizzata, se necessario, all’uso delle armi.

Ma proprio in questa ricca e martoriata regione la Monusco è stata anche oggetto di accese manifestazioni di protesta da parte dei civili, che la accusano di inefficacia nella protezione della popolazione dagli attacchi dei gruppi armati che continuano a commettere massacri, in particolare nella regione di Beni.
Nella regione, i peacekeepers sono stati spesso considerate dai locali come “turisti” che viaggiano con elicotteri e costosi veicoli 4×4. (Bbc / Monusco)