Rd Congo / Kasai Centrale

Gli investigatori inviati dalle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo hanno annunciato ieri il ritrovamento di 17 nuove fosse comuni nella provincia centrale del Kasai. Queste nuove scoperte fanno salire a 40 il numero delle sepolture di massa, trovate dall’agosto dello scorso anno ad oggi.

Gran parte delle centinaia di corpi sono di civili (tra cui anche donne e adolescenti), uccisi nell’ambito del conflitto tra l’esercito congolese (Farc) e le milizie locali Kamwina Nsapu, seguaci dell’omonimo capo tradizionale separatista, ucciso nell’agosto 2016 durante un’operazione militare.

Secondo l’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhchr) i soldati congolesi sarebbero responsabili della morte di almeno 114 persone, tra cui 41 bambini. Il 28 marzo scorso in una delle fosse comuni precedentemente scoperte nel Kasai Centrale, sono stati rinvenuti anche i corpi di due esperti delle Nazioni Unite rapiti 16 giorni prima dalle milizie. La coppia era stata incaricata dal Segretario generale dell’Onu di indagare sulle violenze in corso nella provincia che hanno provocato almeno 400 morti e 600.000 sfollati.

Nella speranza di sedare la rivolta, lunedì il governo congolese ha annunciato d’aver restituito il corpo del defunto capo Kamuina Nsapu, ma ieri l’Alto commissario Unhchr Zeid Ra’ad al-Hussein, ha avvertito Kinshasa che se il governo non aprirà al più presto un’indagine efficace sulle violenze, a farlo sarà la Corte penale internazionale (Cpi) o un altro tribunale esterno. (Africanews)