Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di aprile 2026.
In greco antico zoe significa “vita”. Ma per Zoe Trinchero, studentessa di 17 anni che viveva a Nizza Monferrato, la vita si è fermata il 6 febbraio. I suoi sogni di studiare da psicologa sono stati interrotti da una mano feroce, quella del diciannovenne Alex Manna, che l’ha uccisa senza un motivo particolare, ammesso che esistano motivi per uccidere una ragazza.
Questo episodio sarebbe rimasto relegato in una delle molte cronache nere di provincia, se non fosse che l’assassino, prima di confessare, aveva accusato Naudy Carbone di essere stato lui a uccidere la ragazza. «È stato il nero, quello pazzo», ha detto. «Ero il bersaglio più facile, per il colore della mia pelle e per le mie fragilità», ha poi dichiarato Naudy. Ha 39 anni, è di origine guineana e vive a Nizza Monferrato da quando aveva 3 anni. È un musicista, diplomato al Conservatorio di Genova. Ma ha la pelle nera.
Accade allora che, dopo le accuse dell’assassino, una cinquantina di persone si sono radunate sotto la sua abitazione, armate di bastoni e coltelli e hanno iniziato a minacciarlo. «Mi gridavano “nero di m…, scendi”. Alcuni sono arrivati fino al pianerottolo». Naudy ha quindi chiamato i carabinieri, che per fortuna sono intervenuti subito. «Erano in tanti contro uno. Non sarebbe finita bene».
Una cinquantina di idioti, ammalati di razzismo, avvelenati dall’odio di chiunque loro considerino diverso da loro. No, non poteva essere stato il ragazzo bianco di Nizza Monferrato a uccidere, perché quello era dei loro, il cattivo doveva essere un altro, uno “straniero”.
Un episodio che ricorda un fatto analogo, quando nel 2001 a Novi Ligure si consumò un altro tragico delitto da parte degli adolescenti Erika e Omar, i quali accusarono dell’omicidio della mamma e del fratello di Erika due ladri etichettati come albanesi, inventando anche una descrizione del loro aspetto. Poco dopo a Novi Ligure e in molte altre città d’Italia vennero organizzate manifestazioni di protesta contro gli immigrati. Molte non videro neppure la luce, perché gli inquirenti avevano già scoperto i veri omicidi.
Fino a quando l’ignoranza s’intreccerà con la rabbia e il pregiudizio fino a spingere persone come quelle a considerare l’“altro” come icona di ogni male? Fino a quando continueremo a supporre che il male venga sempre da fuori, mentre a volte è profondamente radicato in noi?
Erika e Omar
Il 21 febbraio del 2021 i due, allora minorenni, uccisero a coltellate la madre e il fratellino di lei. Entrambi hanno scontato la pena (16 e 14 anni) e sono liberi e si sono rifatti una vita. Erika si è laureata in filosofia in carcere. Centrale la figura del padre della ragazza, Francesco: nonostante l’orrore, non l’ha mai abbandonata, sostenendola in tutto il percorso di recupero.