Mali / Biennale fotografia
Dopo la sospensione del 2013, dovuta alla guerra, torna Rencontres de Bamako: decima edizione, 31 ottobre-31 dicembre. Presenti i maggiori artisti africani e fotografi emergenti.

Per due mesi, dal 31 ottobre al 31 dicembre, Bamako torna ad essere la capitale africana della fotografia. Telling Times, ossia Raccontare il tempo, è il tema scelto per questa attesissima edizione dei Rencontres de Bamako, la più antica e importante biennale africana della fotografia. L’appuntamento del 2013, che doveva essere il decimo, era saltato per la guerra. In tanti avevano temuto che l’interruzione sarebbe stata a tempo indeterminato. Ma, grazie anche alla determinazione del governo maliano, le cose sono andate diversamente. Ne abbiamo parlato con la curatrice, Bisi Silva, uno dei nomi più rilevanti sulla scena dell’arte contemporanea africana. Silva, nigeriana, ha fondato e dirige il Centre for Contemporary Art di Lagos ed è nota per la determinazione a promuovere dall’Africa la cosiddetta Renaissance del Continente.

Fotografi-griot
Il tema scelto per i Rencontres 2015, Telling Times, dà anche il titolo alla mostra principale, a cui partecipano artisti d’impatto come il maliano Bakary Emmanuel Daou o la sudafricana Lebohang Kganye. «Volevo che gli artisti si soffermassero su fatti rilevanti per l’Africa accaduti in questi ultimi anni: la crisi maliana, la rivoluzione in Burkina Faso, Ebola ma anche la protesta black negli Usa e in Brasile», spiega Silva. Tutto questo, però, in accordo con la specificità maliana: la tradizione dell’oralità e le storie tramandate da una generazione all’altra. «Il fotografo finisce così con l’assumere il ruolo del griot, del cantastorie». Racconta il passato, rivolgendosi anche all’immediato futuro.
Dopo i quattro anni di stacco, il ritorno dei Rencontres ha una grande importanza anche simbolica per il Mali. Rappresenta un forte elemento di connessione tra un passato da non smarrire e un futuro da pianificare e costruire. Ed è indicativo l’altissimo numero di domande di partecipazione ricevute: più di 800 a fronte delle 250 dell’ultima edizione. «Il Mali oggi è un paese diverso: sta uscendo da un’esperienza traumatizzante, che ha minacciato la sua sovranità e la sua stabilità – osserva Silva. La cornice in cui questa Biennale prende forma è quella del post trauma ma anche della speranza».

Coinvolta la città
Ed è anche per questa ragione che da parte degli organizzatori ci si è impegnati moltissimo per coinvolgere la popolazione locale e il territorio. «È stato uno dei nostri principali obiettivi. Va in questa direzione il cosiddetto Focus Mali. Questo include (Re)generations, che ricostruisce vent’anni di storia della Biennale attraverso l’esposizione di materiali e immagini d’archivio; la mostra Rn Connexion… realizzata dal curatore maliano Chab Toure, che raccoglie lavori della nuova generazione di fotografi maliani; il progetto Mali Jaw, portato avanti con 10 studios fotografici di Bamako, che aprono i loro archivi alla comunità e, in particolare, alle scuole cittadine (più di cento). Sono sforzi importanti per rendere la popolazione locale una partecipante attiva».
Il programma include vari omaggi a grandi artisti che non ci sono più, come il nigeriano J.D. Okhai Ojeikere o il nigerino Philippe Koudjina Ayi. C’è anche un focus lusofono. E poi svariate new entries. «I Rencontres aspirano ad essere un trampolino di lancio per gli artisti emergenti e per le nazioni in cui la fotografia si sta sviluppando. Molti tra i fotografi presenti a Bamako hanno lavorato intensamente in questi anni, restando tuttavia sconosciuti al pubblico più vasto. Le sorprese saranno numerose, ma io consiglio di prestare particolare attenzione ai lavori degli artisti algerini e nigeriani. Parecchi tra loro espongono all’estero per la prima volta, ma hanno talento da vendere».

Nella foto in alto Ayrson Heraclito, Fun Fun, 2012. Sopra una gallery con altre opere della biennale.